In questi giorni tutti parlano della "questione banche", riferendosi al decreto " salva banche" approvato dal governo il 22 novembre con cui sono state salvate dal fallimento quattro piccole banche locali che da anni erano in difficoltà: Banca dell'Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti.
Praticamente ovunque si parla di enorme conflitto di interesse e di manovra scorretta del governo per salvare i pochi noti parenti a scapito dei comuni risparmiatori.
Le cose che realmente si sanno dovrebbero, forse, portare a fare qualche considerazione capace di spingersi un po' più in là del facile "piove governo ladro".
L'opera di salvataggio è avvenuta secondo le nuove regole europee basate sulla direttiva del luglio 2014 del Consiglio dell'Unione Europea e del Parlamento Europeo detta BRRD (Bank Recovery and Resolution Direttive).
La direttiva introduce il cosiddetto bail in, ovvero un sistema che prevede di salvare una banca utilizzando i soldi degli investitori invece che quelli dello stato (pratica utilizzata in passato e detta bail out).
Tale pratica dovrebbe portare a scorporare le banche da salvare in good bank (contenenti le parti sane delle vecchie banche, come filiali, dipendenti e debiti riscossibili) e bad bank (cioè scatole vuote che contengono solo i debiti ineleggibili); per fare questo sono necessari molti soldi che vengono presi in parte dal " Fondo di Risoluzione" (una specie di assicurazione tra banche) e in parte azzerando il valore delle azioni delle banche e delle obbligazioni subordinate (uno strumento finanziario offerto dalle banche molto redditizio ma anche molto rischioso).
Il risultato finale di questa operazione dovrebbe essere far pagare il fallimento di una banca agli azionisti e a chi ha investito i propri soldi in operazioni bancarie rischiose (il senso dovrebbe essere: se portate la vostra banca all'orlo del collasso sarete voi a rimetterci) salvaguardando dipendenti, normali correntisti, piccole e medie imprese che hanno chiesto un prestito o chi ha investito in prodotti finanziari più sicuri (ad esempio il titoli di stato) e che rappresentato la stragrande maggioranza dei "clienti".
Se l'idea di base della manovra è quindi ridurre al minimo i danni salvaguardando chi non ha speculato sulla banca, personalmente non ci trovo nulla di strano e soprattutto di criticabile.
Nel caso poi in cui gli investitori spericolati siano del parere di essere stati truffati dalla Banca è giusto che procedano per vie legali, come mi sembra stia già accadendo in questi giorni.
E questo è un fatto.
Dire con la stessa certezza che vi è stato in questa manovra un conflitto di interessi che non si era visto nemmeno in epoca berlusconiana mi sembra invece fuori luogo.
Fuori luogo perché al momento non sono disponibili elementi che evidenzino " favoritismi" nei confronti dei familiari della ministra Boschi che hanno in qualche modo a che fare con Banca dell'Etruria: anzi il fatto in questo caso è che il padre ha ricevuto una multa di 144 mila euro da Banca d'Italia per aver violato una serie di norme sulla trasparenza dell'attività finanziaria della banca ed è stato estromesso dal CDA proprio dall'attuale governo.
Questo non toglie però il fatto che la ministra Boschi debba fornire più chiarimenti sulla vicenda di quanto fino ad ora abbia fatto perché, come dice bene Luca Sofri nel suo post su Wittgenstein, si è sempre al di sotto di ogni sospetto se si è al governo e si è sempre in debito di spiegazioni, non di indignazioni
E questo mi sembra il secondo e ultimo fatto.
MEGLIOMANCINO
lunedì 14 dicembre 2015
I due fatti che ho trovato nella vicenda Banca Etruria
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Renzi
sabato 1 dicembre 2012
Il mio endorsement su Renzi
Finalmente si è arrivati alla fine, domani è il giorno decisivo, chi vince vince e chi perde....
Dopo il ballottaggio di domani si saprà chi sarà il prossimo candidato premier del Centro Sinistra e quindi che andremo a votare nei prossimi mesi.
Non mi definisco assolutamento un renziano (termine assai brutto, ma assai facile da usare) ma alla fine ho votato per lui al primo turno e naturalmente bisserò domani.
La scelta è stata basata solo ed esclusivamente su una valutazione delle idee che Renzi ha messo nel suo programma, dovendo con questo accantonare all'ultimo la mia voglia di votare Vendola, così per votare la passione e il profumo di Sinistra che tanto mi è mancato negli ultimi anni.
Parlando di programma però Renzi è stato capace di dare una visione differente delle cose, una visione che, almeno, da la prospettiva di futuro.
Partiamo da scuola e università: "la riforma Berlinguer di sinistra ha solo il nome" e tutti noi sappiamo che l'università di oggi non funziona, è un laureificio senza futuro, quindi non resta che ricominciare da capo azzerando tutto ciò che è stato.
Sul lavoro basta ripensare a quello che ha detto Enrico Sola (alias suzukimaruki): prendete la vostra rubrica del telefono (se è di carta votate Bersani e basta) e guardate quante persone conoscete con un posto a tempo indeterminato; ecco, perchè continuare a votare un partito che pensa a difendere solo quel blocco sociale fatto di dipendenti pubblici e soprattutto pensionati, nicchiando sulla stragrande maggioranza dei lavoratori sotto i 40 anni (freelance, partite iva, cocopro, lavoratori a tempo determinato) a favore di un sindacato (che infatti identifica in Renzi il male assoluto manco fosse Alba Dorata) che si muove per un articolo 18 che interessa pochissimi?
E poi il concetto di potere: Bersani ha in mente la vecchia idea della grande coalizione, che da Vendola arriva a Casini, intorno al partito forte (il PD) come fosse un novello Prodi; beh, un partito che alle ultime elezioni ha raccolto il 33% dei voti e dopo gli anni del governo Berlusconi (in cui fare opposizione era la cosa più semplice del mondo) si troverebbe ora al 24% che futuro di governabilità e leadership di coalizione può garantire? Quindi perchè non pensare ad un consenso popolare che ti possa lui dare la delega per governare?
Certo cose che non mi sono piaciute nel programma di Renzi ce ne sono (e lasciamo perdere Cayman, Gori, camicia e cravatta e idee lanciate come fossero tweet), a partire e soprattutto dalla sua idea sulla politica estera: praticamente ce n'è poca e quella poca che c'è è ricca di stupidaggini; va bene l'idea degli Stati Uniti di Europa, ma (e mi riferisco al dibattito con Bersani) quando ti metti a parlare di primavera araba, Tunisia, Teheran e conflitto israelo-palestinese non puoi andare avanti per luoghi comuni e associare realtà che insieme non centrano nulla con l'altra (un po' come quando si viene a sapere che la persona che hai di fronte è argentina e tu rispondi: beh io ho un amico colombiano!?).
Si potrebbe andare a vanti all'infinito, ma la realtà è che in ogni punto c'è una discrasia: Bersani è il mondo in cui crola la casa Usher e tu sei lì a preoccuparti di annaffiare i fiori, Renzi invece ti propone il mondo di chi tenta di dare risposte nuove a domande nuove.
Per questo ho deciso che è il momento di resettare il computer, in maniera da poter riaprire la Cartella Passione su un browser nuovo di zecca.
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martedì 5 luglio 2011
Ruggero Longoni (@ruggerolongoni) ha condiviso un Tweet con te: "ruggerolongoni: Ho mandato un msg all'Agcom contro il tentativo d'imbavagliare internet. Unisciti! #nowebcensure #notterete http://t.co/XpRm6mh" --http://twitter.com/ruggerolongoni/status/88217865538375680
martedì 2 novembre 2010
Meglio essere appassionati di belle ragazze.....o forse è meglio di no
"Meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay"
Si badi bene che non è una battuta uscita al termine di una cena molto alcolica tra Benny Hill e Alvaro Vitali, ma una pubblica dichiarazione durante una conferenza stampa del presidente del consiglio.
Uno pensa di essere ormai arrivato al fondo del peggiore dei mondi possibili, si rilassa un attimo pensando che arrivati a questo punto i miasmi di fogna più di così non posso puzzare, ed ecco che vede attorno a lui gente che è ancora in grado di scavare, ma non a mani nude, bensì a generose badilate.
La frase naturalmente non merita minimamente di essere commentata, vista la bella figura che fa già da sola, ma una cosa sola mi domando: chi l'ha votato (e quindi la maggioranza degli italiani) non si vergogna almeno un pochino!
Naturalmente chi avesse trovato divertente la battuta di B è esentato dal rispondermi.
Grazie!
La morte di Bunny Munro
Ero in libreria quando l'occhio mi è caduto sul coniglio che sta in copertina a questo libro, leggo il nome dell'autore e mi dico: ecco che fine ha fatto Nick Cave.
L'ho comprato quindi soprattutto per curiosità, per vedere quanto potesse essere bravo e geniale anche in campo letterario il nostro redivivo australiano e chiaramente non mi ha per niente deluso.
Bunny Munro, che saluta facendo il verso del coniglio, è un commesso viaggiatore, donnaiolo e gran bevitore, che si destreggia tra le strade del sud dell'Inghilterra per portare alle solitarie casalinghe i suoi prodotti di bellezza e dispensare a generose manciate il suo irresistibile fascino (quanto reale, quanto "condizionato" non l'ho mica tanto capito).
Il suicidio della moglie ne sconvolge l'esistenza, mettendolo di fronte a due realtà da quel momento ineluttabili: un figlio piccolo a cui badare e a cui insegnare i segreti del mestiere (di commesso viaggiatore, di vita, di tutto e un po'); la sempre maggiore consapevolezza di essere un'anima perduta ormai da tempo che si dibatte alla ricerca di qualche cosa tra le nebbie del Regno Unito.
Cisa decide di fare allora? Fa ciò che ha sempre fatto, si mette in viaggio con i suoi prodotti di bellezza e il figlioletto al fianco.
Si imbatterà in nuove casalinghe da soddisfare, in mariti gelosi che tenteranno di ucciderlo, in fantasmi del passato che non vogliono abbandonarlo, mentre un serial killer cornuto miete vittime ripreso da telecamere di servizio di supermarket mentre sembra che nessuno riesca a fermarlo.
Solo il figlioletto Bunny Junior ha il controllo della situazione, guidato dalla saggezza di un'encicolpedia che conosce a memoria e sfoglia in continuazione, e dai colloqui segreti con il fantasma della madre suicida.
Un racconto morale ante litteram, ma soprattuttoun tenero resoconto di una relazione padre-figlio difficile da dimenticare.
Titolo: La morte di Bunny Munro - The death of Bunny Munro
Autore. Nick Cave
Anno: 2009
Edizione: Canguri Feltrinelli.
Pagine: 260
Prezzo: Euro 16,50
giovedì 13 maggio 2010
Almeno fossero solo battutacce da bar
Solo ieri sono venuto a conoscenza di un fatto veramente disgustoso che, come al solito, ha visto come protagonista il nostro (beh, mio non tanto) presidente del Consiglio (averlo scritto con la p minuscola non è un occasionale errore di digitazione) in quel di febbraio ultimo scorso.
Durante la conferenza stampa in occasione dell'incontro tra capi di Stato con il presidente albanese Berisha ha pesantemente ironizzato sulla questione degli scafisti albanesi, affermando: "Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze".
Le considerazioni a questa ulteriore mancanza di stile sarebbero delle più varie e soprattutto delle più disgustate, mi sembra però che migliore risposta di quella data con una lettera aperta a Repubblica della scrittrice albanese Elvira Dones non ci possa essere.
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
E aggiungo io che se proprio non potesse fare a meno di tale tipo di battutacce, che continui pure a frequentare i bar per dirle ai suoi amici, così avrebbe la giornata impegnata in altre faccende e tutto il Paese non avrebbe che da guadagnarci!
mercoledì 12 maggio 2010
Senza inutili pensieri
J si è appena addormentato nel suo lettino, mentre io in cucina ascolto la radio.
Si è addormentato come sempre, resistendo il più possibile al sonno che piano piano si fa avanti e rende le palpebre pesanti, si stropiccia gli occhi e sbatacchia un poco Zapata (il pupazzetto a forma di coniglio senza cui è assolutamente inutile solo pensare di dormire) e poi improvvisamente tutto si quieta, serenamente, senza un pensiero residuo a disturbare il meritato riposo; la giusta conclusione di una giornata passata a scoprire il mondo.
I è uscita ma tra pochissimo ritornerà.
Io la aspetto, così poi sarò sicuro che tutto è a posto, che il mondo ha un ordine preciso e posso anch'io addormentarmi senza un pensiero in più.
martedì 11 maggio 2010
21th century parent's diary
Sono passati più di 8 mesi da quando J è nato (precisamente il 31 Agosto 2009), ma solo ora ho deciso di inizare a scrivere il diario quasi quotidiano di questa inenarrabile esperienza.
Proprio l'inenarrabilità di ciò che è accaduto mi ha fino ad ora visto parecchio restio a cercare di scrivere la valanga di emozioni e di sensazioni che si sono accavallate una dietro l'altra e come uno tsunami mi ha travolto e stravolto.
Adesso, dopo il pisolino pomeridiano, J è qui accanto a me e sta guardando come solo lui sa quello che sto facendo, con i caratteri ancora per lui senza significato che piano piano si compongono sullo schermo del computer, mentre io lo guardo, lo riguardo, lo riguardo ancora, accorgendomi come sempre che lo rifarei all'infinito senza mai stancarmene.
Con già i suoi momenti di gioia e i suoi momenti meno belli, con l'esperienza e la conoscenza che si materializza in ogni gesto, è l'essenza di essere vivo e noi non possiamo far altro che vivere con lui!
mercoledì 3 giugno 2009
Norwegian Wood
Uno dei più clamorosi successi leterari giapponesi di tutti i tempi e, probabilmente il più famoso libro di Murakami Haruki.
Dimentichiamoci le atmosfere oniriche e surreali degli altri romanzi, perchè questo è pervaso solo ed esclusivamente da atmosfere intime e introspettive, come deve essere quando si decide di penetrare nel mondo perennemente in ombra dei sentimenti e della solitudine.
Volutamente romanzo d'amore, eccezionalmente romanzo di formazione in stile Salinger.
La versione nipponica del giovane Holden è Toru, studente universitario continuamente assalito dal dubbio di aver agito in maniera sbagliata e continuamente costretto a barcamenarsi nel terrore di poter sbagliare a scegliere nella vita e nell'amore, per di più guidato sempre da un inespugnabile e incrollabile senso del dovere morale e un odio istintivo verso tutto ciò che sa di finto e costruito.
Sembra quasi rimenere immobile per tutta la durata della storia, pur fisicamente muovendosi e prendendo decisioni e andando incontro ad importanti cambiamenti: la morte ha deciso prematuramente la fine della sua grande amicizia durante l'adolescenza e, ora lui si trova diviso tra due ragazze (Naoko e Midori), così diverse l'una dall'altra ma entrambe così capaci di attirarlo con forza irresistibile.
Toru deve decidere o, forse, lasciare ancora una volta che sia la morte a decidere per lui.
Un grande romanzo sull'adolescenza e su quella famosa linea d'ombra che tutti prima o poi devono attraversare; rimane solo da decidere come farlo: se facendo prevalere il desiderio di vedersi intergrati del mondo degli altri e quindi entrando vittoriosi nella vita adulta, o se decidere di non rinunciare ad essere se stessi, costi quel che costi.
Titolo: Norwegian Wood - Tokio Blues
Autore: Murakami Haruki
Anno: 1987
Editore: Einaudi Super ET
Pagine: 374
Prezzo: Euro 9,80
Dimentichiamoci le atmosfere oniriche e surreali degli altri romanzi, perchè questo è pervaso solo ed esclusivamente da atmosfere intime e introspettive, come deve essere quando si decide di penetrare nel mondo perennemente in ombra dei sentimenti e della solitudine.
Volutamente romanzo d'amore, eccezionalmente romanzo di formazione in stile Salinger.
La versione nipponica del giovane Holden è Toru, studente universitario continuamente assalito dal dubbio di aver agito in maniera sbagliata e continuamente costretto a barcamenarsi nel terrore di poter sbagliare a scegliere nella vita e nell'amore, per di più guidato sempre da un inespugnabile e incrollabile senso del dovere morale e un odio istintivo verso tutto ciò che sa di finto e costruito.
Sembra quasi rimenere immobile per tutta la durata della storia, pur fisicamente muovendosi e prendendo decisioni e andando incontro ad importanti cambiamenti: la morte ha deciso prematuramente la fine della sua grande amicizia durante l'adolescenza e, ora lui si trova diviso tra due ragazze (Naoko e Midori), così diverse l'una dall'altra ma entrambe così capaci di attirarlo con forza irresistibile.
Toru deve decidere o, forse, lasciare ancora una volta che sia la morte a decidere per lui.
Un grande romanzo sull'adolescenza e su quella famosa linea d'ombra che tutti prima o poi devono attraversare; rimane solo da decidere come farlo: se facendo prevalere il desiderio di vedersi intergrati del mondo degli altri e quindi entrando vittoriosi nella vita adulta, o se decidere di non rinunciare ad essere se stessi, costi quel che costi.
Titolo: Norwegian Wood - Tokio Blues
Autore: Murakami Haruki
Anno: 1987
Editore: Einaudi Super ET
Pagine: 374
Prezzo: Euro 9,80
venerdì 15 maggio 2009
Lowboy
Lowboy è un adolescente di 15 anni che vive a New York e che ha la passione per i vagoni e i tunnel della metropolitana della Grande Mela.
Lowboy è dissociato, disadattato, incapace di interagire con il mondo e con un unico pensiero nella testa che confida ad un sikh che siede accanto a lui in metro: tra dieci ore il mondo finirà e per impedirlo lui, William Hoek, deve perdere la verginità.
Da qui il romanzo comincia a scorrere in maniera veloce e ironica, introducendo subito un personaggio impareggiabile: Ali Lateef, nato Rufus Lamarck White, detective della sezione persone scomparse cui piacciono gli anagrammi, gli acrostici, i palidromi e tutti i tipi di messaggi cifrati che si possono risolvere con l'algebra di base.
E' lui il poliziotto incaricato di trovare nel più breve tempo possibile Lowboy, con l'aiuto della madre del ragazzo, Violet Heller, prima che possa accadere qualcosa di irreparabile.
Sì perchè Lowboy è scappato da un istituto di igiene mentale dove era ricoverato per una grave froma di schiozofrenia paranoide, il cui unico pensiero fisso è evitare il surriscaldamento del pianeta, in qualsiasi maniera.
Il tutto ci trascina nei bassi fondi della metropoli, dove palpabile è il grado di anonimato e degradazione che la società moderna porta con sè, su quel filo sottilissimo se non illusorio della distinzione tra realtà e follia.
Libro veloce e asciutto che, come in uno psichedelico romanzo di formazione, crea un personaggio moderno e disincantato, capace di dare un po' di luce all'ombroso mondo dell'adolescenza e della psicosi.
Titolo: Lowboy
Autore: John Wray
Anno: 2009
Editore: Canguri Feltrinello
Pagine: 239
Prezzo: Euro 16
Lowboy è dissociato, disadattato, incapace di interagire con il mondo e con un unico pensiero nella testa che confida ad un sikh che siede accanto a lui in metro: tra dieci ore il mondo finirà e per impedirlo lui, William Hoek, deve perdere la verginità.
Da qui il romanzo comincia a scorrere in maniera veloce e ironica, introducendo subito un personaggio impareggiabile: Ali Lateef, nato Rufus Lamarck White, detective della sezione persone scomparse cui piacciono gli anagrammi, gli acrostici, i palidromi e tutti i tipi di messaggi cifrati che si possono risolvere con l'algebra di base.
E' lui il poliziotto incaricato di trovare nel più breve tempo possibile Lowboy, con l'aiuto della madre del ragazzo, Violet Heller, prima che possa accadere qualcosa di irreparabile.
Sì perchè Lowboy è scappato da un istituto di igiene mentale dove era ricoverato per una grave froma di schiozofrenia paranoide, il cui unico pensiero fisso è evitare il surriscaldamento del pianeta, in qualsiasi maniera.
Il tutto ci trascina nei bassi fondi della metropoli, dove palpabile è il grado di anonimato e degradazione che la società moderna porta con sè, su quel filo sottilissimo se non illusorio della distinzione tra realtà e follia.
Libro veloce e asciutto che, come in uno psichedelico romanzo di formazione, crea un personaggio moderno e disincantato, capace di dare un po' di luce all'ombroso mondo dell'adolescenza e della psicosi.
Titolo: Lowboy
Autore: John Wray
Anno: 2009
Editore: Canguri Feltrinello
Pagine: 239
Sotto un cielo cremisi
L'ultimissima avventura del duo Hap e Leonard, appena pubblicata e subito letta, come da copione.
Ai due viene chiesto un favore da un vecchio amico: andare a recuperare la giovanissima nipote Gadget che vive con uno spacciatore di droga che per di più è abbastanza sollecito a riempirla di botte.
Detto fatto. I nostri eroi vanno nella roulotte della gang, picchiano di brutto i quattro spacciatori e riprendono la ragazza, ma commettono un piccolo errore: Hap decide di buttare tutta la droga nel buco del cesso e naturalmente di tirare lo sciacquone.
Da questo momento si troveranno in una faccenda molto più grande di loro, tra loschi affari dell'FBI e pentiti della Dixie Mafia che vogliono indietro il loro figliolo scappato di casa, passando per scagnozzi e tagliagole senza scrupoli, fino ad incontrare Vanilla Ride, il più spietato killer di professione che esista sulla faccia della terra.
I nostri due affronteranno ogni difficoltà a colpi di cazzotti, calci nei gioielli di famiglia e fucile a canne mozze, fino ad un punto di non ritorno, quando ormai non si potrà più tornare indietro e ciò che è stato fatto segnerà per sempre le vite di tutti.
Rispetto agli altri romanzi della serie di Hap e Leonard, sicuramente il più splatter e il più violento, a volte in maniera anche assolutamente gratuita, ma d'altra parte come dire di no a due superganzi così.
Titolo: Sotto un cielo color cremisi - Vanilla Ride
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 2009
Editore: Fannucci Editore
Pagine: 312
Prezzo: Euro 17
Ai due viene chiesto un favore da un vecchio amico: andare a recuperare la giovanissima nipote Gadget che vive con uno spacciatore di droga che per di più è abbastanza sollecito a riempirla di botte.
Detto fatto. I nostri eroi vanno nella roulotte della gang, picchiano di brutto i quattro spacciatori e riprendono la ragazza, ma commettono un piccolo errore: Hap decide di buttare tutta la droga nel buco del cesso e naturalmente di tirare lo sciacquone.
Da questo momento si troveranno in una faccenda molto più grande di loro, tra loschi affari dell'FBI e pentiti della Dixie Mafia che vogliono indietro il loro figliolo scappato di casa, passando per scagnozzi e tagliagole senza scrupoli, fino ad incontrare Vanilla Ride, il più spietato killer di professione che esista sulla faccia della terra.
I nostri due affronteranno ogni difficoltà a colpi di cazzotti, calci nei gioielli di famiglia e fucile a canne mozze, fino ad un punto di non ritorno, quando ormai non si potrà più tornare indietro e ciò che è stato fatto segnerà per sempre le vite di tutti.
Rispetto agli altri romanzi della serie di Hap e Leonard, sicuramente il più splatter e il più violento, a volte in maniera anche assolutamente gratuita, ma d'altra parte come dire di no a due superganzi così.
Titolo: Sotto un cielo color cremisi - Vanilla Ride
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 2009
Editore: Fannucci Editore
Pagine: 312
Prezzo: Euro 17
Ilona arriva con la pioggia
La seconda parte, dopo "La neve dell'Ammiraglio" delle "Avventure e tribolazioni di Maqroll il Gabbiere" è stata veramente una piacevole scoperta.
Letto più che altro per curiosità, visto che Alvaro Mutis è stato lo scrittore preferito di De Andrè, non ha assolutamente deluso le aspettative.
In una Panama di cui bene si riesce a percepire l'umidità e soprattutto la immobilità, Maqroll si trova senza una nave su cui girare il mondo e quindi senza un lavoro e un soldo per tirare avanti. Nella esigenza di una soluzione che si fa sempre più pressante, una sera, improvvisamente con le piogge del Tropico, compare Ilona, vecchia amica e amante del Gabbiere, più volte persa e sempre ritrovata.
Insieme decidono, tra il ricordo di un'avventura vissuta insieme e amici ormai perduti, di gestire un postribolo la cui peculiarità è quella di far impersonificare alle prostitute il ruolo di hostess delle compagnie aeree che fanno scala a Panama.
Tutto sembra andare bene , senza intoppi e soprattutto con un bel guadagno per i gestori che, nel frattempo, si godono l'ozio della città.
Piano piano però spunta l'esigenza da parte di entrambi di ripartire per imbarcarsi in un altro affare, sicuramente molto ai margini della legalità, per cui organizzano le cose in maniera tale da poter, entro la stagione delle piogge, lasciare il locale in gestione a Longinos, aiutante tutto fare.
Quando tutto sembra deciso compare Larissa, donna inquietante, dal passato misterioso fatto di un viaggio transoceanico sul mercantile Lepanto sul labile confine tra sogno e realtà.
Inevitabilmente trascinerà i due amanti in un buco nero di inquietudine e disperazione, in fondo al quale per tutti i protagonisti le cose non saranno più le stesse.
Dalla scrittura appassionata e scorrevole alla Marquez (di cui sembra essere grande amico) Mutis sa descrivere in maniere eccellente l'atmosfera "molle" dei Tropici, facendo percorerre al lettore senza alcuna fatica o forzatura il viaggio di andata e di ritorno nella terra dell'onirico.
Titolo: Ilona arriva con la pioggia
Autore: Alvaro Mutis
Anno: 1988
Edizione: ET Einaudi
Pagine 141
Prezzo. non so perchè è un regalo
Letto più che altro per curiosità, visto che Alvaro Mutis è stato lo scrittore preferito di De Andrè, non ha assolutamente deluso le aspettative.
In una Panama di cui bene si riesce a percepire l'umidità e soprattutto la immobilità, Maqroll si trova senza una nave su cui girare il mondo e quindi senza un lavoro e un soldo per tirare avanti. Nella esigenza di una soluzione che si fa sempre più pressante, una sera, improvvisamente con le piogge del Tropico, compare Ilona, vecchia amica e amante del Gabbiere, più volte persa e sempre ritrovata.
Insieme decidono, tra il ricordo di un'avventura vissuta insieme e amici ormai perduti, di gestire un postribolo la cui peculiarità è quella di far impersonificare alle prostitute il ruolo di hostess delle compagnie aeree che fanno scala a Panama.
Tutto sembra andare bene , senza intoppi e soprattutto con un bel guadagno per i gestori che, nel frattempo, si godono l'ozio della città.
Piano piano però spunta l'esigenza da parte di entrambi di ripartire per imbarcarsi in un altro affare, sicuramente molto ai margini della legalità, per cui organizzano le cose in maniera tale da poter, entro la stagione delle piogge, lasciare il locale in gestione a Longinos, aiutante tutto fare.
Quando tutto sembra deciso compare Larissa, donna inquietante, dal passato misterioso fatto di un viaggio transoceanico sul mercantile Lepanto sul labile confine tra sogno e realtà.
Inevitabilmente trascinerà i due amanti in un buco nero di inquietudine e disperazione, in fondo al quale per tutti i protagonisti le cose non saranno più le stesse.
Dalla scrittura appassionata e scorrevole alla Marquez (di cui sembra essere grande amico) Mutis sa descrivere in maniere eccellente l'atmosfera "molle" dei Tropici, facendo percorerre al lettore senza alcuna fatica o forzatura il viaggio di andata e di ritorno nella terra dell'onirico.
Titolo: Ilona arriva con la pioggia
Autore: Alvaro Mutis
Anno: 1988
Edizione: ET Einaudi
Pagine 141
Prezzo. non so perchè è un regalo
venerdì 23 gennaio 2009
Omicidio a Road Hill House
Bello!
Il libro è la rivisitazione di un delitto (e precisamente di un infanticidio) avvenuto nella metà dell'800 nella campagna inglese; caso che destò nell'opinione pubblica grande scalpore e che cambiò radicalmente la visione della gente su una nuova figura (prima reale, poi letteraria) nata in quegli anni: il detective.
La scrittrice attraverso documenti originali ripercorre l'intera vicenda, strutturandola come fosse un vero e proprio romanzo giallo, innestando però elementi che fuoriescono dalla vicenda dura e cruda per sondare quelli che sono i peccat dell'Inghilterra Vittoriana: le sue ipocrisie e le sue aberrazioni.
Il protagonista è un detective di Scotland Yard, l'elemento migliore della nuova squadra investigativa appena creata, che in seguito a questa vicenda si trova d'un tratto proiettato dagli onori della cronica al dimenticatoio dei quartieri malfamati di Londra.
Come un segugio Mr Wicher indaga, segue analiticamente le prove e crea un profilo psicologico del criminale: prototipo della nuova figura investigativa, a metà strada tra l'Auguste Dupin di Poe (le cui storie sono state pubblicate appena dieci anni prima) e gli eroi gialli di Wilkie Collins, scopre alla fine, suo malgrado, che forse la cose possono andare nella realtà come solo ne "La Promessa" di Durrennmatt sono descritte.
Una volta tanto un best-seller che merita di essere letto.
Titolo: Omicidio a Road Hill House (ovvero invenzione e rovina di un detective)
Autore: Kate Summerscale
Anno: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 358
Prezzo: non lo so perchè è un regalo
Il libro è la rivisitazione di un delitto (e precisamente di un infanticidio) avvenuto nella metà dell'800 nella campagna inglese; caso che destò nell'opinione pubblica grande scalpore e che cambiò radicalmente la visione della gente su una nuova figura (prima reale, poi letteraria) nata in quegli anni: il detective.
La scrittrice attraverso documenti originali ripercorre l'intera vicenda, strutturandola come fosse un vero e proprio romanzo giallo, innestando però elementi che fuoriescono dalla vicenda dura e cruda per sondare quelli che sono i peccat dell'Inghilterra Vittoriana: le sue ipocrisie e le sue aberrazioni.
Il protagonista è un detective di Scotland Yard, l'elemento migliore della nuova squadra investigativa appena creata, che in seguito a questa vicenda si trova d'un tratto proiettato dagli onori della cronica al dimenticatoio dei quartieri malfamati di Londra.
Come un segugio Mr Wicher indaga, segue analiticamente le prove e crea un profilo psicologico del criminale: prototipo della nuova figura investigativa, a metà strada tra l'Auguste Dupin di Poe (le cui storie sono state pubblicate appena dieci anni prima) e gli eroi gialli di Wilkie Collins, scopre alla fine, suo malgrado, che forse la cose possono andare nella realtà come solo ne "La Promessa" di Durrennmatt sono descritte.
Una volta tanto un best-seller che merita di essere letto.
Titolo: Omicidio a Road Hill House (ovvero invenzione e rovina di un detective)
Autore: Kate Summerscale
Anno: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 358
Prezzo: non lo so perchè è un regalo
giovedì 8 gennaio 2009
Le prossime generazioni di oppressi
Mi sembra giusto riportare la lettera aperta (e per aperta si intende aperta a tutto il mondo) di un palestinese che si trova serragliato a Nablus dall'inizio dell'attacco israeliano contro Gaza: attacco supportato dagli USA (come c'era da aspettarselo e in questo vedremo quali saranno le prime mosse di Obama e quindi se veramente il cambiamento c'è stato), ma soprattutto giustificato dalla comunità europea (salto a piè pari le parole della maggioranza del governo italiano perchè sembrano come sempre squallide citazioni di teatrino di posa).
La lettera è di Raed Debie ed è riportata dal sito di PeaceReporter.
Sono le 17 in Palestina e Gaza è l'undicesimo giorno di pesanti, continui bombardamenti. Le notizie dalla striscia mostrano che il numero dei morti è di 640 - dei quali 210 bambini e più di 100 donne- mentre il numero dei feriti sfiora i 3000, la maggior parte donne, bambini e anziani. Il principale visitatore a Gaza è la morte, e le foto che arrivano dalla striscia ci ricordano le immagini di Londra durante la seconda guerra mondiale. La striscia di Gaza vive in una profonda oscurità, tanto quanto la coscienza del mondo intero sembra immersa in un coma profondo: non mi sono sorpreso rispetto alla posizione Usa in favore dei crimini israeliani, contro le nostre donne e i nostri bambini nella Striscia di Gaza. Le armi che uccidono i nostri bambini sono di fabbricazione americana, come lo sono i tank che radono al suolo le nostre città. Tutte armi costruite grazie agli aiuti americani a Israele. E gli Usa sono anche il più grande avvocato della causa d'Israele all'interno del consigliodi sicurezza dell'Onu. Stati Uniti e Israele condividono inoltre lo stesso amore per il controllo e gli spargimenti di sangue attraverso l'occupazione di altre nazioni. Gli Usa occupano Iraq e l'Afghanistan, come Israele occupa la Palestina, le fattorie di Sheeba nel sud del Libano e le alture del Golan in Siria. Di conseguenza, le dichiarazioni americane che giustificano il massacro di Gaza come un atto di autodifesa di Israele non sorprendono affatto i Palestinesi. Quello che ci colpisce sono le parole dell'Unione Europea, del rappresentante di turno della Repubblica Ceca, secondo cui Israele ha il diritto all'autodifesa. Penso che questa posizione negativa e inumana rimarrà una macchia sulla politica internazionale europea e avrà un effetto negativo sulla credibilità dell'Ue come partner nel Quartetto e come promotore del processo di pace. Inoltre, rimarrà nella nostra mente l'immagine di un'Europa in un'era di ignoranza, sottosviluppo, oppressione e dominio. Affermo questo perchè mi sarei aspettato che l'Europa, che ha vissuto un passato di sanguinosi conflitti, si schierasse dalla parte di coloro che lottano per la libertà, dignità e indipendenza, come il popolo palestinese sotto occupazione israeliana da più di 60 anni. Credo che sia un diritto dei residenti israeliani del sud di Israele vivere in pace e senza la minaccia continua dei razzi che minacciano quotidianamente la loro vita. Ma credo anche che l'uccisione di donne e bambini nella Striscia di Gaza non fermerà il lancio di quei razzi. Ogni volta ci occupiamo della superficie e dimentichiamo la sostanza della questione. Anche nel caso dell'aggressione alla Striscia di Gaza, la comunità internazionale si sofferma sulla superficie, ignorando l'essenza della questione. E l'essenza è che c'è un popolo che vive sotto occupazione da più di mezzo secolo, che merita di vivere in pace e sicurezza come il resto delle persone nel mondo. Ha il diritto di svilupparsi e sognare un futuro sicuro per le prossime generazioni. L'essenza, ancora, è che le violenze dell'occupazione sono le maggiori istigatrici di violenza, perchè l'occupazione è la peggiore tra le forme di terrorismo. Di conseguenza, ogni giudizio sull'aggressione alla Striscia di Gaza che non tiene conto dell'occupazione è scorretto, e la fine dell'occupazione israeliana e la costituzione di uno stato palestinese indipendente che viva pacificamente accanto a Israele rappresenta l'unica soluzione al conflitto. Il massacro nella striscia di Gaza non ha fermato il lancio di razzi verso Israele, anzi, i razzi palestinesi, durante l'aggressione, hanno raggiunto località più lontane. La domanda che vorrei porre alla coscienza del "mondo libero" è: cosa direte di fronte al sangue e alle lacrime delle donne e dei bambini nella Striscia? Cosa vi aspettate da bambini che crescono sotto i missili e i bombardamenti israeliani? Cosa vi aspettate da bambini come Dalal Abu Aishy, a cui un razzo israeliano ha rubato tutta la famiglia? Cosa farebbero gli europei se la loro terra fosse sotto occupazione, aspetterebbero o resisterebbero? Quando gli Israeliani occuparono il sud del Libano, nel 1982, e assediarono Beirut, tutta la società palestinese supportava Fatah. Oggi, nel 2009, la scena è la stessa, ma le vittime e il luogo sono cambiati. Qualsiasi sondaggio renderà manifesto l'odio verso Israele nel mondo arabo, e mostrerà anche la dimensione del consenso verso Hamas. Questa è la più grande minaccia che Israele si trova a fronteggiare: l'estremismo delle prossime generazioni di oppressi. C'è un proverbio arabo che dice "se semini sangue non cresceranno rose". Penso che Israele capisca molto bene questo proverbio perchè "seminare" missili non porterà sicurezza e la "coltivazione" di barriere non produrrà pace. La comunità internazionale dovrebbe tornare a guardare alla sostanza e comprendere la storia dei bambini della Palestina, quando in futuro diventeranno adulti e praticheranno il loro diritto di resistenza all'occupazione della loro terra. I palestinesi vinceranno e questa aggressione non garantirà la sicurezza di Israele: solo una giusta pace e un ritorno ai diritti umani porteranno sicurezza e stabilità.
La lettera è di Raed Debie ed è riportata dal sito di PeaceReporter.
Sono le 17 in Palestina e Gaza è l'undicesimo giorno di pesanti, continui bombardamenti. Le notizie dalla striscia mostrano che il numero dei morti è di 640 - dei quali 210 bambini e più di 100 donne- mentre il numero dei feriti sfiora i 3000, la maggior parte donne, bambini e anziani. Il principale visitatore a Gaza è la morte, e le foto che arrivano dalla striscia ci ricordano le immagini di Londra durante la seconda guerra mondiale. La striscia di Gaza vive in una profonda oscurità, tanto quanto la coscienza del mondo intero sembra immersa in un coma profondo: non mi sono sorpreso rispetto alla posizione Usa in favore dei crimini israeliani, contro le nostre donne e i nostri bambini nella Striscia di Gaza. Le armi che uccidono i nostri bambini sono di fabbricazione americana, come lo sono i tank che radono al suolo le nostre città. Tutte armi costruite grazie agli aiuti americani a Israele. E gli Usa sono anche il più grande avvocato della causa d'Israele all'interno del consigliodi sicurezza dell'Onu. Stati Uniti e Israele condividono inoltre lo stesso amore per il controllo e gli spargimenti di sangue attraverso l'occupazione di altre nazioni. Gli Usa occupano Iraq e l'Afghanistan, come Israele occupa la Palestina, le fattorie di Sheeba nel sud del Libano e le alture del Golan in Siria. Di conseguenza, le dichiarazioni americane che giustificano il massacro di Gaza come un atto di autodifesa di Israele non sorprendono affatto i Palestinesi. Quello che ci colpisce sono le parole dell'Unione Europea, del rappresentante di turno della Repubblica Ceca, secondo cui Israele ha il diritto all'autodifesa. Penso che questa posizione negativa e inumana rimarrà una macchia sulla politica internazionale europea e avrà un effetto negativo sulla credibilità dell'Ue come partner nel Quartetto e come promotore del processo di pace. Inoltre, rimarrà nella nostra mente l'immagine di un'Europa in un'era di ignoranza, sottosviluppo, oppressione e dominio. Affermo questo perchè mi sarei aspettato che l'Europa, che ha vissuto un passato di sanguinosi conflitti, si schierasse dalla parte di coloro che lottano per la libertà, dignità e indipendenza, come il popolo palestinese sotto occupazione israeliana da più di 60 anni. Credo che sia un diritto dei residenti israeliani del sud di Israele vivere in pace e senza la minaccia continua dei razzi che minacciano quotidianamente la loro vita. Ma credo anche che l'uccisione di donne e bambini nella Striscia di Gaza non fermerà il lancio di quei razzi. Ogni volta ci occupiamo della superficie e dimentichiamo la sostanza della questione. Anche nel caso dell'aggressione alla Striscia di Gaza, la comunità internazionale si sofferma sulla superficie, ignorando l'essenza della questione. E l'essenza è che c'è un popolo che vive sotto occupazione da più di mezzo secolo, che merita di vivere in pace e sicurezza come il resto delle persone nel mondo. Ha il diritto di svilupparsi e sognare un futuro sicuro per le prossime generazioni. L'essenza, ancora, è che le violenze dell'occupazione sono le maggiori istigatrici di violenza, perchè l'occupazione è la peggiore tra le forme di terrorismo. Di conseguenza, ogni giudizio sull'aggressione alla Striscia di Gaza che non tiene conto dell'occupazione è scorretto, e la fine dell'occupazione israeliana e la costituzione di uno stato palestinese indipendente che viva pacificamente accanto a Israele rappresenta l'unica soluzione al conflitto. Il massacro nella striscia di Gaza non ha fermato il lancio di razzi verso Israele, anzi, i razzi palestinesi, durante l'aggressione, hanno raggiunto località più lontane. La domanda che vorrei porre alla coscienza del "mondo libero" è: cosa direte di fronte al sangue e alle lacrime delle donne e dei bambini nella Striscia? Cosa vi aspettate da bambini che crescono sotto i missili e i bombardamenti israeliani? Cosa vi aspettate da bambini come Dalal Abu Aishy, a cui un razzo israeliano ha rubato tutta la famiglia? Cosa farebbero gli europei se la loro terra fosse sotto occupazione, aspetterebbero o resisterebbero? Quando gli Israeliani occuparono il sud del Libano, nel 1982, e assediarono Beirut, tutta la società palestinese supportava Fatah. Oggi, nel 2009, la scena è la stessa, ma le vittime e il luogo sono cambiati. Qualsiasi sondaggio renderà manifesto l'odio verso Israele nel mondo arabo, e mostrerà anche la dimensione del consenso verso Hamas. Questa è la più grande minaccia che Israele si trova a fronteggiare: l'estremismo delle prossime generazioni di oppressi. C'è un proverbio arabo che dice "se semini sangue non cresceranno rose". Penso che Israele capisca molto bene questo proverbio perchè "seminare" missili non porterà sicurezza e la "coltivazione" di barriere non produrrà pace. La comunità internazionale dovrebbe tornare a guardare alla sostanza e comprendere la storia dei bambini della Palestina, quando in futuro diventeranno adulti e praticheranno il loro diritto di resistenza all'occupazione della loro terra. I palestinesi vinceranno e questa aggressione non garantirà la sicurezza di Israele: solo una giusta pace e un ritorno ai diritti umani porteranno sicurezza e stabilità.
Canto della neve silenziosa
Esemplare raccolta di quindici racconti di Hubert Selby Jr, in cui l'autore torna ad occuparsi del'amata-odiata New York.
Il filo della raccolta è Harry, una specie di ognuno-nessuno che attraversa tutti i racconti, un antieroe metropolitano che deve affrontare tutte le disavventure, le indifferenze, gli smarrimenti e le violenze di una metropoli (sempre più simbolo della vita intera).
Ora è un padre e marito stanco della vita il cui unico interesse è una partita di football, ora un malato psichiatrico ricoverato e dimentico che ciò che è accaduto, ora un homeless che trova nel suo cappotto l'unica ragione di vita, ora un venditore schiavo della sua superstizione.
Il mondo che l'autore va ad esplorare ricalca sotto molti punti di vista quello di "Ultima fermata Brooklyn" e "Requiem per un sogno", ma diversamnte da allora alla fine non c'è solo disperazione e miseria, ma un raggio di luce e di speranza che compare quando uno meno se lo aspetta.
E' proprio l'ultimo racconto (e che da il titolo alla raccolta) l'epilogo delle vicende di questo fantomatico Harry: perso nel tunnel disperato della depressione, chiuso in casa tra l'affetto di moglie e figli, senza peraltro essere capace di beneficiarne, riesce a vedere una via d'uscita solo durante una lunga passeggiata in solitaria in mezzo al nulla, tra vie ricoperte di neve in cui nulla è riconoscibile e il mondo sembra essere stato privato di ogni suono.
Titolo: Canto della neve silenziosa - Song of the silent snow
Autore: Hubert Selby Jr.
Anno: 1986
Edizione: Universale Economica Feltrinelli - 2002
Pagine: 175
Prezzo: non so perchè è stato un regalo
Il filo della raccolta è Harry, una specie di ognuno-nessuno che attraversa tutti i racconti, un antieroe metropolitano che deve affrontare tutte le disavventure, le indifferenze, gli smarrimenti e le violenze di una metropoli (sempre più simbolo della vita intera).
Ora è un padre e marito stanco della vita il cui unico interesse è una partita di football, ora un malato psichiatrico ricoverato e dimentico che ciò che è accaduto, ora un homeless che trova nel suo cappotto l'unica ragione di vita, ora un venditore schiavo della sua superstizione.
Il mondo che l'autore va ad esplorare ricalca sotto molti punti di vista quello di "Ultima fermata Brooklyn" e "Requiem per un sogno", ma diversamnte da allora alla fine non c'è solo disperazione e miseria, ma un raggio di luce e di speranza che compare quando uno meno se lo aspetta.
E' proprio l'ultimo racconto (e che da il titolo alla raccolta) l'epilogo delle vicende di questo fantomatico Harry: perso nel tunnel disperato della depressione, chiuso in casa tra l'affetto di moglie e figli, senza peraltro essere capace di beneficiarne, riesce a vedere una via d'uscita solo durante una lunga passeggiata in solitaria in mezzo al nulla, tra vie ricoperte di neve in cui nulla è riconoscibile e il mondo sembra essere stato privato di ogni suono.
Titolo: Canto della neve silenziosa - Song of the silent snow
Autore: Hubert Selby Jr.
Anno: 1986
Edizione: Universale Economica Feltrinelli - 2002
Pagine: 175
Prezzo: non so perchè è stato un regalo
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