E' il secondo libro di Murakami Haruki che leggo e lo trovo, se possibile, ancora più affascinante del primo ("L'uccello che girava le viti del mondo", già messo sul blog).
Il protagonista è un giornalista free-lance ossessionato dal sogno ricorrente di una voce conosciuta che, lamentandosi e piangendo, lo chiama dalle stanze di un vecchio albergo di Sapporo, dove aveva trascorso un periodo di vacanza tempo prima.
Decide di ritornarci e si trova di fronte ad una mega-albergo ultralusso che, del vecchio e decadente, mantiene, chissà perchè, solo il nome "Dolphin Hotel".
Lì comincerà la storia che lo farà diventare un detective improvvisato sulle tracce di cadaveri veri o presunti (c'è poi tanta differenza?) negli scenari di una Sapporo sempre immersa in una nevicata che pare infinita, una Tokyo iperrealista, una Honolulu da cartolina.
Diversi personaggio si intrecceranno, o saranno causa, delle sue vicende: tra gli altri una receptionist di albergo al limite dell'isterismo ossessivo-compulsivo, una tredicenne dalla bellezza mozzafiato e dagli strani poteri paranormali, un poeta senza un braccio capace di tagliare il pane in maniera perfetta, un attore dal fascino indescrivibile, misteriose ragazze squillo, una coppia di detective del tutto particolare, un salotto in cui sei scheletri guardano la televisione e un inquietante uomo pecora.
E' un folgorante noir, ma è anche la storia della ricerca costante del senso in una esistenza che si dipana indipendentemente dalla nostra volontà attraverso i legami e i collegamenti più improbabili, in cui noi siamo chiamati solo a "farci vivere" cercando di danzare, un passo dopo l'altro, nella maniera migliore.
Titolo: Dance Dance Dance
Autore: Murakami Haruki
Anno: 1988
Edizione: ET Einaudi, 2001
Pagine: 492
Prezzo: 11 Euro
Il protagonista è un giornalista free-lance ossessionato dal sogno ricorrente di una voce conosciuta che, lamentandosi e piangendo, lo chiama dalle stanze di un vecchio albergo di Sapporo, dove aveva trascorso un periodo di vacanza tempo prima.
Decide di ritornarci e si trova di fronte ad una mega-albergo ultralusso che, del vecchio e decadente, mantiene, chissà perchè, solo il nome "Dolphin Hotel".
Lì comincerà la storia che lo farà diventare un detective improvvisato sulle tracce di cadaveri veri o presunti (c'è poi tanta differenza?) negli scenari di una Sapporo sempre immersa in una nevicata che pare infinita, una Tokyo iperrealista, una Honolulu da cartolina.
Diversi personaggio si intrecceranno, o saranno causa, delle sue vicende: tra gli altri una receptionist di albergo al limite dell'isterismo ossessivo-compulsivo, una tredicenne dalla bellezza mozzafiato e dagli strani poteri paranormali, un poeta senza un braccio capace di tagliare il pane in maniera perfetta, un attore dal fascino indescrivibile, misteriose ragazze squillo, una coppia di detective del tutto particolare, un salotto in cui sei scheletri guardano la televisione e un inquietante uomo pecora.
E' un folgorante noir, ma è anche la storia della ricerca costante del senso in una esistenza che si dipana indipendentemente dalla nostra volontà attraverso i legami e i collegamenti più improbabili, in cui noi siamo chiamati solo a "farci vivere" cercando di danzare, un passo dopo l'altro, nella maniera migliore.
Titolo: Dance Dance Dance
Autore: Murakami Haruki
Anno: 1988
Edizione: ET Einaudi, 2001
Pagine: 492
Prezzo: 11 Euro
1 commento:
Non posso dire che non mi sia piaciuto perché l’ho letto velocemente e bene . Diciamo che non è il mio genere. A me piacciono i gialli alla Simenon o all’Agata Christie dove i luoghi e i personaggi hanno un legame con la realtà e, specie in Simenon sembra di essere proprio lì, di girare con Maigret per le strade dei vari paesini, di riuscire quasi a sentire gli odori che descrive. Così con la Miss Marple : ti sembra di essere lì con lei nella sua casetta mentre sferruzza continuamente e la segui nei suoi ragionamenti contorti e ti sembra tramite questi di conoscere a fondo sia fisicamente che psicologicamente i personaggi che gli girano intorno nei vari episodi( almeno a me sembrano così vivi da paragonarli a vari personaggi che ruotano intorno a me nella vita comune). Che non dire di Camilleri, altro scrittore che a me piace moltissimo. Per rimanere sul surreale consiglio il suo ultimo romanzo “il casellante”. E’ più una fiaba ma ben costruita a mio modo di vedere e dolcissima. Per ritornare a Dance Dance Dance mi ha messo l’angoscia addosso ma più che per gli avvenimenti che capitano al nostro protagonista, per il suo arrovellarsi interiore. Una persona senza mai pace, senza mai gustarsi la vita o maledirla. Tutto gli scivola addosso: lui piange? Lui ride?(si, ma più che altro delle sue stesse “battute” che comunque a me sono sembrate amare ) “E’ morta e non c’è più niente da fare”, si potrebbe riassumere così il personaggio in questa battuta. Alla fine riesce a trovare la sua strada e anche sentimenti ma che travaglio!!!!
Ci sono un po’ troppi simbolismi che il lettore deve cercare di interpretare : ma sarà poi quello che l’autore ha voluto trasmettere? L’uomo pecora è il suo/nostro “io” nascosto?Potrebbe . La receptionist ha tentato di capirlo ma ha visto solo il buio e una luce filtrare da una porta ed ha avuto paura di aprila, paura forse di scoprire un “io” che non le sarebbe piaciuto. Yuki invece lo ha visto molto probabilmente perché ancora una bambina e da piccoli si riesce, nell’innocenza, a vedere e percepire cose che gli adulti non vedono e non percepiscono.
E gli altri personaggi? Alcuni sono i suoi rimpianti e quindi per ricominciare da zero deve farli morire di morte violenta? E quando parla di Makimura Hiraku (non a caso è l’anagramma del suo nome) ha voluto fare un inciso autobiografico?
Se l’uomo pecora è l”io” nascosto di ognuno di noi , posso concordare con l’autore che è destinato a vivere in una zona buia : in genere siamo destinati ad essere dei burattini che ci muoviamo e “danziamo”comandati da tanti fili quanti sono i burattinai che incontriamo sulla nostra strada, intrecciandosi con i fili che noi muoviamo quando ci tocca essere a nostra volta burattinai. E trovare il bandolo della matassa dopo un po’ diventa complicato
Ciò detto comunque torno a ripetere che è scritto molto bene e nonostante le varie deviazioni sul cibo, la musica non annoia mai e lo si legge tutto di un fiato. Mi ha fatto piacere leggerlo anche se con tutti i ma e però
Daniela
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