martedì 1 aprile 2008

Rassegna stampa Martedì 1 Aprile 2008

Nell'approssimarsi della tornata elettorale fare una rassegna stampa interessante lo trovo un compito sempre più difficile, perchè lo scontro tra le varie parti si fa da poco dialettico (come lo è stato dall'inizio) a sconfortante.
Non parlo di insulti gratuiti e insulsaggini di ogni tipo, ma proprio della noncuranza con cui in un comizio si esprime un opinione, per poi rinnegarla e capovolgerla di fronte agli spetttaori della città vicina.
L'ultimo episodio in ordine di tempo è il caso di Berlusconi che prima lascia spazio alla possibilità di voto per gli immigrati, per poi, rintuzzato dalle minacce di Bossi e Borghezio (sì proprio lui, che per inciso non ho ancora ben capito come possa avere la possibilità di minacciare in anticipo la caduta del governo se venisse fatto un ddl su questo argomento), accusare la "sinistra" (e ci tengo a metterla in virgolettato) di aver riempito l'Italia di immigrati clandestini; e nello stesso tempo rinnegare il famoso "editto bulgaro", ma continuare a sostenere l'uso criminoso della tv pubblica da parte di Santoro.
Dall'altra parte si colloca Veltroni che fa proclami di sinistra ma anche di centro (e diciamo così per essere moderati pure noi), che aborrisce l'inciucio ma anche dà il via libera alle larghe intese nel caso di un governo traballante e così via.
Non a caso poi ho riportato solo due delle parti politiche in gioco, perchè delle altre non se ne sente assolutamente parlare, se non andando a spulciare nei quotidiani di partito, rendendo quindi ovvia la trasformazione di una elezione in cui si scontrano almeno 6 forze politiche con altrettanti premier, ad un duello all'arma bianca con due soli contendenti.
Mi sembra giusto quindi concludere la serie della Rassegna Stampa con un articolo di Michele Ainis sulla Stampa di oggi che parla del popolo dei non-elettori che in maniera sconfortante sembra assumere, in questa elezione, dimensioni inimmaginabili.
Dopo di che l'argomento verrà accantonato (salvo fatti veramente interessanti) per essere riaperto direttamento con il commento su ciò che è accaduto nelle prossime giornate del 13-14 Aprile.

Il Fantasma del non voto
Michele Ainis, la Stampa 01/04/2008
Può darsi che io viva sulla luna, o forse l’Italia è ormai la luna, una crosta tutta sforacchiata dove i vuoti prevalgono sui pieni, dove l’assenza è l’unica presenza. Sta di fatto che inciampo continuamente su un fantasma: quello del popolo votante. Tendo l’orecchio per strada, in autobus, al bar, nei conciliaboli fra colleghi, amici, familiari - e ovunque ascolto un’idea di diserzione, l’idea di lasciar deserta l’urna elettorale. Accendo il computer, e dalla rete rimbalza sullo schermo l’appello del non voto. Non solo tra i grillini, non solo tra gli anarchici o tra chi ha fatto della protesta un sacerdozio, bensì tra i liberali (è il caso di Veneto liberale), così come tra circoli e associazioni delle più varie risme. Ai nastri di partenza della gara elettorale si era presentato perfino un partito, il cui stesso nome recava in sé un ossimoro: «Io non voto». Poi, però, non ha raccolto le 100 mila firme necessarie; almeno in questo, i suoi (non) elettori hanno offerto prova di coerenza.
Questo fenomeno non viene registrato dai sondaggi, che al più disegnano una mela ritagliando la fetta degli indecisi, come se gli indecisi fossero pur sempre decisi a votare. Eppure può diventare la novità più dirompente del prossimo turno elettorale. Perché a un paio di settimane dal verdetto ogni rilevazione misurava almeno un 30% d’incerti, molto di più che nel passato. Perché i pochi sondaggi sull’astensionismo suonano ancora più allarmanti: tale per esempio il dato diffuso lo scorso 17 marzo da Ipr Marketing, secondo cui il 37% dei giovani non andrà a votare. Perché dunque l’esito del voto verrà determinato dal non voto. O meglio, dal voto espresso nel 2006 da parte di chi stavolta non userà la scheda elettorale. Insomma per la sinistra l’astenuto di destra peserà più del vecchio militante di sinistra. E viceversa, naturalmente.
Da qui un grumo d’interrogativi, sul piano politico ma altresì giuridico. Sì, giuridico, benché il diritto sia diventato un legno storto nella patria del diritto. E però non abbiamo forse in circolo una norma costituzionale che proclama il «dovere civico» del voto? Tanto che negli Anni Cinquanta l’elettore non votante aveva l’obbligo di giustificarsi di persona presso il sindaco, che a sua volta ne affiggeva per un mese il nome sull’albo comunale, e per sovrapprezzo gli macchiava il certificato di buona condotta. E adesso? Possiamo desumerne che i pifferai dell’astensione sfruttano l’eclissi del nostro senso del dovere, nonché l’eclissi della Costituzione di cui i doveri collettivi sono figli? Sì e no. Intanto, dal lato formale, c’è almeno una categoria d’astensionisti che non si sottrae al dovere di votare: sono quanti annullano la scheda, o la lasciano bianca. Ma la questione è sostanziale. E s’accompagna agli argomenti che gonfiano il nostro scontento nazionale: i programmi fotocopia, le promesse buone per i grulli, l’aria da inciucio post-elettorale, le liste piene di signorine signorsì, e più in generale un senso di frustrazione, d’impotenza.
Niente di nuovo, verrebbe da obiettare. Dopotutto in democrazia si sceglie quasi sempre il meno peggio. E dopotutto il non voto è sterile, è esso stesso un gesto d’impotenza. Tuttavia gli astensionisti ti rispondono che stavolta la musica è diversa. Perché siamo chiamati a una non scelta, dato che con questa legge elettorale gli eletti sono già stati scelti dai partiti, per giunta senza uno straccio di primarie. Perché se ciò nonostante gli italiani corressero in massa verso i seggi, vorrebbe dire che accettano il sopruso. Perché dunque gli astensionisti s’appellano al diritto evocato nell’Antigone di Sofocle, il diritto d’opporsi contro una legge ingiusta. Ecco, è proprio il divorzio fra giustizia e legge la colpa più nefanda di cui la politica si sia resa responsabile. Ed è questo divorzio che ha allevato poi l’antipolitica, la quale giunge adesso al suo primo riscontro elettorale. Nel 2006 il non voto toccò quota 9 milioni. Se il 13 aprile - come tutto lascia presagire - vi s’aggiungerà un altro milione d’italiani, otterremo una misura della nostra malattia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Da Micromega 2/08

ISTRUZIONI PER L'USO DI PAOLO FLORES D'ARCAIS

"L'UNICA COSA CERTA CON L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE E' CHE OGNI VOTO IN MENO A VELTRONI-DI PIETRO -BONINO FA VINCERE BERLUSCONI-FINI-BOSSI-CIARRAPICO.QUESTA CIRCOSTANZA MATEMATICA CI MANDA IN BESTIA, MORALMENTE NON VOGLIAMO SUBIRLA,MA LE COSE STANNO PROPRIO COSI'.L'ALTERNATIVA E'SECCA:SALVARSI L'ANIMA (CON BERTINOTTI)O SALVARSI DA 12 ANNI DI BERLUSCONI-PUTIN(CINQUE DI GOVERNO PIU' SETTE AL QUIRINALE)(CON VELTRONI-DI PIETRO-BONINO)
"IO DA BUON MATERIALISTA ED ATEO, TRASCURERO' L'ANIMA

Anonimo ha detto...

Da Daniela:

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi
da noi italiani
ma con che pietra si
costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati
dal tuo sterminio
non con la terra dei
cimiteri
dove i nostri compagni
giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata
delle montagne
che per due inverni ti
sfidarono
non con la primavera
di queste valli
che ti vide fuggire.
Ma soltanto col silenzio
dei torturati
più puro d'ogni macigno
soltanto con la roccia
di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore
del mondo.
Su queste strade
se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso
impegno
popolo serrato intorno
almonumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

PIERO CALAMANDREI


SONO FASCISTA.MA IN SENSO CULTURALE
E NON POLITICO.
E' UNA QUESTIONE DI MEMORIA.DI CUORE.DI STORIA PERSONALE.DI IDEALI

GIUSEPPE CIARRAPICO