Ieri sera ho assistito alla presentazione del libro di Travaglio "Se li conosci li eviti", resa naturalmente ancora più densa di significato dagli ultimi eventi mediatici (ovvero dal comune diniego da parte di tutta la classe politica dopo le esternazioni del giornalista durante la presentazione del libro nella trasmissione di Fabio Fazio).
Il quadro che ne è uscito della realtà governativa italiana è apparso a dir poco inquietante con uomini piccoli e pseudo-grandi che possono fare ormai il bello e cattivo tempo, in assenza di una vera libertà di stampa che sia in grado di stigmatizzarne e denunciarne le azioni.
Personaggi che anche a me parevano integerrimi, o comunque dotati di un certo spessore politico, si sono rivelati omuncoli in un mondo di poltrone e baci prima dati e poi spudoratamente rinnegati, e la definitiva presa di coscienza di una nazione che, in barba alla sua storia, non ha più la sinistra in parlamento e una vera critica opposizione nella società.
E' vero che esistono personaggi di valore assoluto in questo marasma, e che non si può sempre fare del qualunquismo spicciolo e di tutta un erba un fascio (sottolineo che il riferimento non è assolutamente casuale), ma se i "buoni" occupano 8 pagine in un libro che ne conta circa 570, qualche domanda è necessario porsela.
Forse le persone che erano presenti ieri sera (e la sala in cui si è tenuta la conferenza era stracolma di gente) se la sono posta e anche in maniera seria, ma allora perchè la storia ha avuto questo finale e, soprattutto, è mai possibile che si incontrino solo persone consapevoli del degrado a cui si è arrivati e vogliose di un rinnovamento radicale (insomma, qualcuno questa gente l'ha votata e questo governo fino a prova contraria è stato votato dalla maggioranza degli italiani)?
Una cosa però mi ha lasciato perplesso: è vero che Travaglio è un bravo giornalista e un altrettanto bravo intrattenitore, ma ad ogni sua uscita la sala si sbellicava dalle risate sulle tragicomiche vicissitudini dei nostri politici, beh io non riesco proprio a ridere dello squallore imperante, soprattutto perchè ormai mi ricopre ben oltre il collo.
Nota a parte della serata è stata la presenza di Salvatore Borsellino (fratello del magistrato ucciso dalla mafia), il cui accorato appello alla legalità (non più alle istituzioni, in cui la parola legalità è stata bandita da tempo) e il cui senso di dovere civico hanno nuovamente ridato lustro e dignità ad un cognome che di più non poteva fare per il nostro Paese.
Il quadro che ne è uscito della realtà governativa italiana è apparso a dir poco inquietante con uomini piccoli e pseudo-grandi che possono fare ormai il bello e cattivo tempo, in assenza di una vera libertà di stampa che sia in grado di stigmatizzarne e denunciarne le azioni.
Personaggi che anche a me parevano integerrimi, o comunque dotati di un certo spessore politico, si sono rivelati omuncoli in un mondo di poltrone e baci prima dati e poi spudoratamente rinnegati, e la definitiva presa di coscienza di una nazione che, in barba alla sua storia, non ha più la sinistra in parlamento e una vera critica opposizione nella società.
E' vero che esistono personaggi di valore assoluto in questo marasma, e che non si può sempre fare del qualunquismo spicciolo e di tutta un erba un fascio (sottolineo che il riferimento non è assolutamente casuale), ma se i "buoni" occupano 8 pagine in un libro che ne conta circa 570, qualche domanda è necessario porsela.
Forse le persone che erano presenti ieri sera (e la sala in cui si è tenuta la conferenza era stracolma di gente) se la sono posta e anche in maniera seria, ma allora perchè la storia ha avuto questo finale e, soprattutto, è mai possibile che si incontrino solo persone consapevoli del degrado a cui si è arrivati e vogliose di un rinnovamento radicale (insomma, qualcuno questa gente l'ha votata e questo governo fino a prova contraria è stato votato dalla maggioranza degli italiani)?
Una cosa però mi ha lasciato perplesso: è vero che Travaglio è un bravo giornalista e un altrettanto bravo intrattenitore, ma ad ogni sua uscita la sala si sbellicava dalle risate sulle tragicomiche vicissitudini dei nostri politici, beh io non riesco proprio a ridere dello squallore imperante, soprattutto perchè ormai mi ricopre ben oltre il collo.
Nota a parte della serata è stata la presenza di Salvatore Borsellino (fratello del magistrato ucciso dalla mafia), il cui accorato appello alla legalità (non più alle istituzioni, in cui la parola legalità è stata bandita da tempo) e il cui senso di dovere civico hanno nuovamente ridato lustro e dignità ad un cognome che di più non poteva fare per il nostro Paese.
1 commento:
SARA'UNA RISATA CHE VI SEPPELLIRA'
manifesto che ripropone l'arresto nel 1905 a Parigi di un anarcosindacalista durante uno sciopero. In quella risata c'è secondo me tutto il disprezzo per i due poliziotti ai lati e nello stesso tempo la speranza che tutto possa cambiare. Il ridere secondo me non è sinonimo sempre di stoltaggine. Per quel che mi riguarda penso che la campagna elettorale sia stata troppo intrisa di serietà.La sinistra seriosa e buonista nei confronti di una destra cialtrona e affarista.E' mancato proprio lo sberleffo che fra parentesi è la cosa che fa andare maggiormente in bestia i componenti della destra:proprio perchè sono talmente così poveri di spirito che non riescono a reggere un dibattito in cui li si prende in giro e si mette alla berlina le loro intenzioni.E invece abbiamo assistito ad una sinistra che anzi si è autoaccusata pubblicamente di errori di cui la destra li accusava, vogliosa come era di compiacere anche al suo nemico.
Il libro di Travaglio contiene molti passaggi "divertenti" ma che ti rimangono impressi e che poi la mente elabora.Tanto lo stolto non capirebbe neppure l'ironia.
All'uscita dall'"incontro" con Travaglio ho sentito molti commenti incazzati dopo lo sghignazzo in sala, che mi confortano nel mio convincimento:ridere fa bene.
Del resto sono anche convinta che il casino venuto fuori dopo la trasmissione, sia in parte dovuto anche a quel continuo sorrisino che Travaglio mantiene durante tutte le interviste o le sue conferenze, sempre pronto a trovare la parentesi comica in qualunque discorso serio lui affronti.E fra l'altro ottendo sempre la massima attenzione di chi lo ascolta.
Diversa è la situazione del fratello di Borsellino, che certamente non poteva rendere "leggero" il suo intervento
ma viceversa ci ha messo tanta passione che il risultato è stato lo stesso:massima attenzione anche nei suoi passaggi, talvolta anche commoventi.
In generale sul palco un bel trio,compreso il preside della scuola Plana.
Rimane a questo punto la speranza però che si crei una "fiumana" di persone capaci appunto di seppellire tutto questo marciume, scrivere punto e ricominciare da capo.Utopia?Forse si, ma forse ....chissà...
Daniela
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