giovedì 19 giugno 2008

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Fondamentalmente è un libro giallo, con la struttura e l'evoluzione di un classico del genere (non a caso infatti il protagonista cita a più riprese il suo idolo: Sherlock Holmes nella sua prima indagine, ovvero ne "Il mastino di Baskerville"), ma allo stesso tempo diverso da tutti gli altri.
Innanzitutto il protagonista è un quindicenne che soffre della sindrome di Asperger (una forma di autismo) che ne rende alquanto problematico il rapporto con il mondo; in secondo luogo la vittima è Wellington, il cane della vicina di casa, trovato morto nel giardino trafitto da un forcone.
Da questo evento iniziale si dipana l'avventura di questo ragazzino, che odia il giallo e il marrone ma adora il rosso, detesta essere toccato, capisce tutto di matematica ma quasi niente di esseri umani, non sorride mai e non riesce ad intepretare le espressioni sul volto delle persone, si arrabbia se vengono spostati i mobili di casa e si rifiuta di mangiare se i cibi che ha nel piatto vengono in contatto tra di loro.
Da non essere mai andato oltre il negozio dietro l'angolo, si trova costretto a viaggiare in treno, rincorso dalla polizia, verso Londra; ma soprattutto viene catapultato nel complicatissimo mondo dei grandi, e in particolare dei genitori, con i loro problemi e soprattutto le loro incoerenze.
Un libro dalla scrittura precisa e seria, ma allo stesso tempo commovente e divertente, capace di ritrarre in maniera assolutamente realistica le vicende di un adolescente (un Holden Caulfield ancora più dissociato) mantenendo costante la nota di empatia verso il protagonista ad ogni sua disavventura.
Sicuramente un libro che si fa divorare e che porta con sè una piacevole sensazione di sano divertimento.

Titolo: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Autore: Mark Haddon
Anno: 2003
Edizione: Einaudi Super ET
Pagine: 247
Prezzo: Euro 10,50

lunedì 16 giugno 2008

Posizione di tiro

E' l'ultimo romanzo pubblicato a Manchette quando l'autore era ancora in vita, e da molti è considerato il suo capolavoro.
Martin Terrier è un killer di professione e nessuno sa uccidere meglio di lui, meticoloso e ossessivo è ricercato dalle peggiori organizzazioni criminali del mondo e la sua esperienza è di garanzia per qualsiasi committente.
Quando decide però di ritirarsi a vita privata, l'organizzazione per cui lavora gli impedisce in ogni modo di sottrarsi al suo destino di assassino a pagamento, innescando un vortice di morte e sangue che piano piano sgretola il mondo di gelida freddezza che il killer si era cucito addosso, per rivelare il vuoto esistenziale assoluto che lo circonda e soprattutto circonda il ricordo della donna per il cui amore aveva iniziato questo tipo di vita e per cui ora cerca di interromperla.
Alla fine però Terrier scoprirà che tutto è solo una piccola parte di una macchinazione immensamente più grande di lui, imbastita in oscure stanze del potere.
Un noir "vecchio stile", o meglio, il noir "duro e puro".
Un grande maestro del genere che da lezione ai giovani autori, e anche a molti suoi vecchi compagni di avventura (per me vedi alla voce Izzo), su come questo genere di letteratura deve essere trattato.
Forse un po' troppo acido ed essenziale, con tutte le caratteristiche del romanzo di serie Z e del pulp fiction (e lo considero un complimento), che trovi in tutte le edicole delle stazioni ferroviarie, magari dal vago odore di muffa, che è in rado di accompagnarti in interminabili viaggi in treno nell'autunno più desolante.

Titolo: Posizione di tiro
Autore: Jean Patrick Manchette
Anno: 1982
Edizione: Einaudi Tascabili Stile Libero Noir
Pagine: 152
Prezzo: Euro 9,50