E' il 28 Luglio 2008 e la piazza antistante l'Arena di Verona e piena di gente in attesa del concerto di Bjork.
Tutto comincia alle 21, lo scenario dell'anfiteatro è magnifico e si contrappongono da una parte la luce del sole che sta tramontando a occidente e l'artificialità delle luci stroboscopiche del palco che iniziano a brillare a oriente.
Un gruppo di fiati islandese in abiti sgargianti di giallo e rosso fa il suo ingresso a passo cadenzato di marcia e precede la stessa Bjork, a piedi scalzi e subito strabordante di energia.
L'inizio è caratterizzato di pezzi più melodici dell'album Volta, ma appena cala completamente il buio si scatena la parte più tribale del concerto con luci laser sparate nel cielo notturno di Verona , mentre drum&base, fiati e percussioni fanno da cornice ad un folletto di luce vestita che invasata si scatena al ritmo dei bassi sparati a mille ballando per tutto il palco.
Saranno le luci, sarà la voce preponderante su tutti gli altri strumenti, sarà il vederla muoversi in quello che tanto sembra un rito tribale pagano di festa, ma l'atmosfera è assolutamente magnetica, capace di farti astrarre da ogni contesto per costringerti ad immergerti in un universo di simboli, suoni e ancestrale spiritualismo.
Tutto finisce improvvisamente, così come era cominciato, alle 22:15, lasciando tutti sbigottiti ma, soprattutto, svuotati.
Uno spettacolo magnifico!
Il primo pensiero è stato però negativo, ovvero quanto fosse durato poco il concerto (visto poi il prezzo del biglietto), ma pensandoci bene ciò che siamo andati a vedere non era un concerto classico, ma una unica e vitale installazione, un'opera d'arte pagana il cui scopo era solo quello di trasportarti per un periodo seppur breve in una realtà parallela: così è andata e così a mio modesto parere va bene!
Tutto comincia alle 21, lo scenario dell'anfiteatro è magnifico e si contrappongono da una parte la luce del sole che sta tramontando a occidente e l'artificialità delle luci stroboscopiche del palco che iniziano a brillare a oriente.
Un gruppo di fiati islandese in abiti sgargianti di giallo e rosso fa il suo ingresso a passo cadenzato di marcia e precede la stessa Bjork, a piedi scalzi e subito strabordante di energia.
L'inizio è caratterizzato di pezzi più melodici dell'album Volta, ma appena cala completamente il buio si scatena la parte più tribale del concerto con luci laser sparate nel cielo notturno di Verona , mentre drum&base, fiati e percussioni fanno da cornice ad un folletto di luce vestita che invasata si scatena al ritmo dei bassi sparati a mille ballando per tutto il palco.
Saranno le luci, sarà la voce preponderante su tutti gli altri strumenti, sarà il vederla muoversi in quello che tanto sembra un rito tribale pagano di festa, ma l'atmosfera è assolutamente magnetica, capace di farti astrarre da ogni contesto per costringerti ad immergerti in un universo di simboli, suoni e ancestrale spiritualismo.
Tutto finisce improvvisamente, così come era cominciato, alle 22:15, lasciando tutti sbigottiti ma, soprattutto, svuotati.
Uno spettacolo magnifico!
Il primo pensiero è stato però negativo, ovvero quanto fosse durato poco il concerto (visto poi il prezzo del biglietto), ma pensandoci bene ciò che siamo andati a vedere non era un concerto classico, ma una unica e vitale installazione, un'opera d'arte pagana il cui scopo era solo quello di trasportarti per un periodo seppur breve in una realtà parallela: così è andata e così a mio modesto parere va bene!