giovedì 31 luglio 2008

Concerto di Bjork a Verona

E' il 28 Luglio 2008 e la piazza antistante l'Arena di Verona e piena di gente in attesa del concerto di Bjork.
Tutto comincia alle 21, lo scenario dell'anfiteatro è magnifico e si contrappongono da una parte la luce del sole che sta tramontando a occidente e l'artificialità delle luci stroboscopiche del palco che iniziano a brillare a oriente.
Un gruppo di fiati islandese in abiti sgargianti di giallo e rosso fa il suo ingresso a passo cadenzato di marcia e precede la stessa Bjork, a piedi scalzi e subito strabordante di energia.
L'inizio è caratterizzato di pezzi più melodici dell'album Volta, ma appena cala completamente il buio si scatena la parte più tribale del concerto con luci laser sparate nel cielo notturno di Verona , mentre drum&base, fiati e percussioni fanno da cornice ad un folletto di luce vestita che invasata si scatena al ritmo dei bassi sparati a mille ballando per tutto il palco.
Saranno le luci, sarà la voce preponderante su tutti gli altri strumenti, sarà il vederla muoversi in quello che tanto sembra un rito tribale pagano di festa, ma l'atmosfera è assolutamente magnetica, capace di farti astrarre da ogni contesto per costringerti ad immergerti in un universo di simboli, suoni e ancestrale spiritualismo.
Tutto finisce improvvisamente, così come era cominciato, alle 22:15, lasciando tutti sbigottiti ma, soprattutto, svuotati.
Uno spettacolo magnifico!
Il primo pensiero è stato però negativo, ovvero quanto fosse durato poco il concerto (visto poi il prezzo del biglietto), ma pensandoci bene ciò che siamo andati a vedere non era un concerto classico, ma una unica e vitale installazione, un'opera d'arte pagana il cui scopo era solo quello di trasportarti per un periodo seppur breve in una realtà parallela: così è andata e così a mio modesto parere va bene!

Il valzer dell'orrore

Me lo aspettavo ma in fondo in fondo non volevo crederci, eppure alla fine il fatidico momento è arrivato: un libro di Lansdale mi ha deluso! Dopo 15 capolavori praticamente divorati si è giunti allo scoglio del "beh questo poteva risparmiarselo".
Ben inteso sempre un libro di Lansdale, ben scritto e avvincente, ma appunto perchè ci si è fatta la bocca buona si può anche trovare l'occasione di criticare e l'autore potrebbe benissimo rispondere alla Woody Allen "....prova tu a scrivere un libro all'anno...."!
In sintesi si parla della vita felice di un benestante proprietario di negozi di videocassette di un paesino del Texas Orientale (Hank Small), sposato con una moglie bellissima, due figli piccoli, un cane sempre in vena di coccole e di giocare con il suo porcospino di gomma e una bella casa: in questa normalità americana si inserisce il nipote del protagonista, Bill, che è entrato a far parte del Club dei Disastri, composto da giovani con una vera fissazione per il sesso e l'arenalina. Una sera una loro scorribanda non va proprio come l'avevano pianificata e si trovano a dover fare i conti con due misteriosi personaggi capaci delle peggiori nefandezze e crudeltà che si possano immaginare: Fat Boy e il suo socio dal puzzo di corpi in decomposizione e una vera passione per gli horror di serie zeta Serpe (chiamato così perchè porta tatuato un cobra sulla testa completamente rasata). Inizia una escalation di orrore che tocca le più abbiette perversioni dell'uomo, dal satanismo, alla violenza sessuale, alla pedopornografia, in cui si trova immischiato anche il fratellastro di Hank (Arnold), ex galeotto che vive in una baracca sulle rive di un piccolo laghetto, la cui passione è andare a pescare pesci gatto con colli di pollo e mangiare burro di arachidi masticando tabacco. Senza dimenticare naturalmente il contorno di forze dell'ordine corrotte e una gragnuola di armi semi-automatiche e caricatori sempre pieni.
Detto così sembrerebbe proprio un classico di Lansdale con tutti gli ingredienti al posto giusto per un botto su escalation planetaria (o almeno sul tanto amato Texas Orientale), ma rispetto agli altri libri manca del solito humor e della solita carica dirompente, tanto che in certi momenti fa fare capolino in un angolo della mente (ma naturalmente non lo ammetterei neanche sotto tortura) al pensiero di un quasi "trito e ritrito".
Comunque un bel libro, ma per Lansdale svoltare al prossimo incrocio.

Titolo: Il valzer dell'orrore (Waltz of Shadows)
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 1999
Edizione: Fannucci Editore 2007
Pagine: 305
Prezzo: Euro 14

giovedì 24 luglio 2008

Tiro mancino

E' il terzo libro della serie del poliziotto di Miami Hoke Moseley e sicuramente è un capolavoro.
Il poliziotto si prende una pausa di riposo dalla sua attività investigativa e decide di trasferirsi a Singer Island per gestire l'albergo del padre.
Contemporaneamente a Ocean Pines Terraces, Stanley Sinkiewicz, dopo trent'anni di catena di montaggio alla Ford, si gode il meritato pensionamento floridiano insieme alla moglie. Un pomeriggio però la figlia di nove anni dei vicini decide di svegliare il vecchio addormentato in poltrona sulla veranda ficcandogli la lingua in bocca e chiedendo dei soldi per essersi abbassata le mutandine. Il vecchio sconvolte e mezzo addormentato ci mette un po' per capire esattamente come stanno le cose, giusto il tempo perchè la moglie ritorni dal supermercato e lo sorprenda così, decidendo di denunciarlo alla polizia. Inizia così una irresistibile sequenza di eventi che vedono protagonista il vecchio di origini polacche, ormai abbandonato dalla moglie, e Troy Lauden, il criminale con cui divide la cella.
E' questa forse una delle figure di criminale più magnetiche e dirompenti consegnata alla letteratura, un criminale psicopatico "capace di distinguere la differenza tra bene e male ma di cui non gliene frega un beato cazzo". Carismatico e tutt'altro che ignorante, spara invettive contro l'umanità e il fango in cui razzola e riesce a trascinare il povero ultrasettantenne in una rapina a Miami in grado di cambiare la vita a loro e ai due soci che li accompagnano: una porno star con il volto deturpato da un manager troppo geloso e un artista non rappresentativo incapace di usare un pennello.

Titolo: Tiro mancino
Autore: Charles Willeford
Anno: 1987
Edizioni: Gli Alianti, Marcos y Marcos, 2005
Pagine: 314
Prezzo: Euro 14

venerdì 4 luglio 2008

Il giovane Holden

Un classico, forse il più classico, romanzo di formazione che ho molto volentieri riletto dopo almeno 15 anni.
E' il dettagliato resoconto in prima persona dei tre giorni prima delle feste natalizie dell'adolescente Holden Caulfield alle prese con l'ennesima espulsione della sua vita da una delle scuole più esclusive della costa est degli Stati Uniti.
Giovane, ricco, senza amici, figlio della borghesia manhattiana attraversa la sua contemporaneità un pò come lo fanno tutti gli adolescenti del mondo.
E' ossessionato dal sesso, più in maniera fantastica che reale, è circondato da persone che non riescono a capirlo, dai genitori, agli insegnanti, ai compagni di scuola, tutti personaggio insulsi, non degni della minima considerazione.
Solo pochi eletti si salvano, e chissà come mai sono personaggi costantemente assenti: il fratello D.B., scrittore in trasferta a Holliwood; l'altro fratello Allie morto alcuni anni prima; l'amica Jane Gallagher, amore mai dichiarato nella cui idea il protagonista continua a cullarsi senza mai fare la telefonata che più volte si prefigge.
Caso a parte è la sorella Phoebe, punto risolutivo del romanzo, che però viene descritta più che come una persona reale a cui rivolgersi, una ideazione di fanciullezza, in cui rintanarsi e in cui dimenticare tutte le insulsaggini del mondo.
Un adolescente dissociato e assolutamente inadegauto (ma quale vero adolescente non lo è mai stato almenoper un momento) che gira per le strade del mondo, in costante bilico tra la possibilità di perdersi per sempre e quella di redimersi (ma alla fine vale la pena riuscire a immergersi nella realtà con l'inevitabile conseguenza di dimenticarsi quali sono le vere domande della vita, come chiedersi dove vanno a finire le anatre di Central Park quando d'inverno ghiaccia il laghetto dove stanno?).
Salinger è capace con la sua scrittura di trasmettere tutte le contraddizioni che si agitano nel protagonista e soprattutto riesce a cogliere quella linea d'ombra di un'età terribile a cavallo tra la sicurezza dei sogni della fanciullezza e la spietatezza dell'opportunistica e cruda età adulta.

Titolo: Il giovane Holden (The Catcher in the Rye)
Autore: J.D Salinger
Edizione: Einaudi Super ET 2008
Pagine: 248
Prezzo: Euro 11,80