giovedì 9 ottobre 2008

Un provvedimento del Governo Berlusconi di cui quasi nessuno si è accorto

Oggi su Repubblica on line è apparso un articolo di Liana Milella che informa dell'inchiesta fatta dalla Gabanelli e da Report (da chi altro se no) su un presunto decreto salva-Alitalia che alla fine porterebbe alla soluzione dei casi Cirio, Parmalat e quant'altro, naturalmente senza alcuna condanna per i top-manager coinvolti (a Tanzi nei giorni scorsi erano stati richiesti dal PM 14 anni di reclusione per il crac della sua azienda).
Al Senato tutto è già passato il 2 di Ottobre scorso e si è in attesa del passaggio alla Camera: ma l'opposizione e il "governo ombra" non se ne sono accorti? cosa erano impegnati a fare di tanto importante da lasciarsi sfuggire una manovra che porta scritto a lettere cubitali il marchio di "legge ad personam berlusconi style"?
Forse sarebbe meglio giocare meno con lo scandalo dei grembiulini e del sette in condotta (perchè alla fine lo sdegno e l'opposizione si limita a questo) e semplicemente fare il proprio mestiere con dignità e un certo qual amor proprio. Che schifo!!!!!

Da Repubblica on line del 09/10/2008, articolo di Liana Milella
Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti
Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.
Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.
Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".
La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' interessante riportare anche il discorso di DiPietro alla Camera
9 Ottobre 2008
La Salva Manager


In una situazione in cui l'economia mondiale è in ginocchio per le speculazioni e i comportamenti scellerati di una classe imprenditoriale, politica e finanziaria che ha agito con fini puramente speculativi, il provvedimento, legato al decreto legge "Salva Alitalia" che apre le porte all'impunità di chi ha delle responsabilità accertate su questi fatti, rappresenta un gesto che mina la credibilità e la capacità di ripresa del Paese.

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina.

"Ritengo che un Presidente del Consiglio abbia il dovere di venire in Parlamento e non il diritto di andare al «Bagaglino». Quindi ritengo che sia giusto deplorare il comportamento di quel Presidente del Consiglio che invece di venire in Parlamento perde tempo ad andare al «Bagaglino» in un momento tanto delicato per la situazione italiana.
Noi dell'Italia dei Valori consideriamo questo provvedimento per quello che è. Non lo possiamo valutare perché semplicemente non c'è: chi l'ha letto, in quest'Aula, questo provvedimento? Stiamo dando fiducia ad un provvedimento di cui dobbiamo leggere sui giornali le linee essenziali. Diciamola tutta, allora: il Governo in questi mesi, per decreto-legge, ha disciplinato tutto, stabilendo anche misure che servivano a qualcuno di loro. Ancora non aveva mai fatto uno spot per decreto-legge. Infatti, ad oggi, con riferimento a questo decreto-legge, soltanto di spot si tratta. Quanti soldi ha stanziato il Governo per venire incontro a tutte le esigenze che ha enunciato? Non c'è un euro. Allora è stato detto: ripianeremo - questa è la prima garanzia che ha enunciato -, anzi rafforzeremo a livello statale, con centomila euro, la garanzia per tutti i conti correnti. Mi chiedo: con quali soldi? Se è vero come è vero che il Ministro Tremonti ha affermato che l'Italia è il terzo Paese nella classifica mondiale quanto a debito pubblico e se è vero come è vero che non può permettersi alcun euro di deficit ulteriore, con quali soldi ripiana tutto questo? È vero o non è vero che fino a ieri ci è stato detto che alle banche è stata lasciata la possibilità di operare perché contestualmente veniva istituito anche un fondo interbancario per garantire i conti correnti? Oggi scopriamo che quel fondo è talmente nominale che bisogna anche prevedere una garanzia statale. Ma la garanzia statale, con quali soldi viene data? Senza stanziare neanche un euro.
Allora si tratta, ancora una volta, di uno spot, fatto senza soldi.
La seconda garanzia che ci è stata data è la seguente: è stato detto che nel caso in cui le banche siano in difficoltà, ricapitalizza lo Stato, l'erario. Con quali soldi ricapitalizzata l'erario, se già è in deficit e non può spendere una lira? Ancora una volta si tratta di frasi al vento.
È stato detto: se per caso, poi, le imprese non hanno fondi, la Banca d'Italia si farà carico di immettere liquidità nel sistema bancario. Con quale denaro la Banca d'Italia potrebbe farlo, se non ha nemmeno quanto necessario per ripianare il deficit dello Stato? Noi crediamo che alle ipocrisie del «giorno dopo» non bisogna dar retta e bisogna guardare le cose nel concreto: per questo passiamo e vogliamo passare dalle parole ai fatti, signor Ministro, questa volta mi rivolgo a lei, che non c'è!
Lei ha detto prima che l'Ecofin ci ha raccomandato di non dare compensi - questa è la parola che ha usato lei - o emolumenti indebiti ai manager. La dobbiamo smettere di dire una cosa e di farne un'altra: se è vero, come è vero, che l'articolo 7-bis del decreto-legge su Alitalia prevede che non siano perseguibili coloro che commettano reati, qualora sia intervenuta non la dichiarazione di fallimento, ma solo quella di insolvenza, ciò vuol dire che con le parole dite che volete rispettare le raccomandazioni Ecofin, ma nei fatti adottate, con decreto-legge, misure che assicurano l'irresponsabilità ai vari manager che in questi anni hanno ridotto la situazione della società al lastrico in questo modo.
In concreto, state dicendo, oggi, che volete rafforzare, dando soldi alle banche, la garanzia per i depositi che i cittadini hanno presso le banche. A quali banche? Con l'articolo 7-bis del citato decreto-legge, voi garantite l'impunità anche a tal Geronzi, presidente di Mediobanca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), cioè garantite l'impunità a una di quelle persone che è sotto inchiesta per i crack Cirio, Parmalat e quant'altro. In altre parole, proprio per quei crack che sono conseguenti a quella finanza creativa degli ultimi anni. Questa è la differenza fra le parole e i fatti: voi, a parole, dite che volete venire incontro alle ripercussioni nel nostro Paese della crisi finanziaria dando stabilità, liquidità e fiducia. Magari! Vorremmo venirvi incontro anche noi, vorremmo anche noi condividere con voi questi impegni, ma il decreto-legge adottato ieri non stanzia un euro, anzi stabilisce che pagherà tutto lo Stato, ma con i soldi degli altri. L'unica cosa che ha prodotto è una bella festa al Bagaglino dell'«ora dopo», mentre in concreto nessun intervento è stato fatto per le famiglie, per le piccole e medie imprese, per ridare trasparenza a questo mercato finanziario. Anzi, l'unico intervento compiuto è volto a garantire l'impunità a quelle che sono state le cause di questi dissesti. A me pare che tra le parole e i fatti passi una grande differenza.
Allora, ribadiamo che saremmo d'accordo con quel Governo che un giorno dovesse decidersi a fare qualcosa per gli italiani. Ma ancora una volta, oggi, ancora una volta con decreto-legge, avete provveduto ad apprestare non una soluzione per gli italiani, ma uno spot per vendere soltanto voi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)".

Dal blog di Dipietro



Daniela