domenica 30 novembre 2008

La Sinistra italiana non è più neanche tendenza culturale

Due sere fa sono andato ad uno degli aperitivi/cene organizzati dal Manifesto per discutere sulla sua sempre più imminente chiusura.
C'erano tutti, dal giornalista del quotidiano, al rappresentante sindacale, al membro di partito, al giovane e ribelle intellettuale di sinistra con il papà altolocato, ai vecchi militanti sempre più sfatti e delusi.
La domanda posta ad inizio della discussione era importante ed azzeccata, soprattutto visto il momento storico che si sta attraversando (in Italia e nel Mondo) e l'evolversi dei mezzi di informazione (o meglio dei modi con cui si può accedere alle informazioni): ha ancora senso oggi un quotidiano come il Manifesto?
Inizio col dare la mia risposta: naturalmente sì. Il Manifesto è un giornale sotto molti aspetti complesso e di non facile lettura (soprattutto se lo si paragona ai due maggiori quotidiani italiani o alla nuova gossippara Unità), ma capace di esprimere sempre idee e concetti spiazzanti, in grado di generare discussione. Questo d'altra parte è l'unico mezzo di generare e far circolare cultura ed è per questo che la sua esistenza non deve essere messa in discussione; ripensarlo forse nel suo formato, valutando forse la possibilità di una pubblicazione solo on-line (se già il Times con la sua tiratura pensa di farlo ci sarà un motivo!?), tanto più che, tra i dati forniti dal giornalista presente, sembra che i maggiori lettori siano i "giovani" che, tendenzialmente, già ne utilizzano principalmente la versione telematica. Infine, poi, pur essendo "Quotidiano Comunista" si è sempre chiamato fuori da beghe di partito o schieramento "a prescindere", rimanendo indipendente quel che basta per averne sempre fatto un punto di riferimento per il mondo della Sinistra, con tutto il valore storico, culturale e politico che questo ha voluto dire e che lo ha reso un pezzo importante della recente storia italiana. Corretta o meno questa è la mia opinione, ed è in sostanza la linea di condotta su cui mi immaginavo sarebbe scivolata la serata.
Come è andata la serata: ognuno ha fatto la propria sparata completamente avulsa dal contesto, con il sindacalista che tentava di tessere le lodi di un sindacato che sempre e comunque difende i diritti dei lavoratori (a tempo indeterminato naturalmente e ancor più se dipendenti statali) e si scandalizzava (senza farsi qualche minima fondamentale domanda in proposito) perchè vede moltissimi giovani alle manifestazioni dei vari movimenti e nessuno alle sue riunioni; una militante che si è stufata dell'Arcobaleno (...ma esiste ancora....); un membro di partito secondo cui il manifesto può sopravvivere solo innescando il meccanismo per la riconstruzione della Sinistra (...ma è un quotidiano o una costituente....), barcamenandosi in maniera abbastanza goffa tra il sottolineare l'indipendenza che il quotidiano ha sempre avuto e il fatto che però come giornale di partito i fondi in una maniera o nell'altra non mancherebbero mai. La ciliegina sulla torta è stata poi l'uscita di un'altra militante che indignata non capiva come come sempre i giovani dei movimenti ostinino a definirsi apolitici (....bah se la serata è una finestra di politica come dare loro torto d'altra parte...).
Alla fine di tutto, però, la cosa più sconcertante è stata la reazione del giornalista del Manifesto: assolutamente d'accordo con tutto ciò che i sopracitati hanno detto, anzi alimentando in quel senso la discussione.
Conclusione della serata: il contributo per il sostegno al giornale l'ho dato perchè la libertà di stampa è sacrosanta, ma mai più leggerò il Manifesto!
Direi quindi un ottimo risultato in un momento in cui appunto la Sinistra italiana si rivela non più neanche tendenza culturale, ma solo un inutile blabla senza senso scevro da ogni possibile contestualizzazione.

sabato 15 novembre 2008

Lenore - Piccole Ossa

L'altro giorno ho fatto una casuale quanto piacevole scoperta in libreria: per curiosità mi sono avventurato nel reparto dedicato ai fumetti e sono incappato in Lenore.
Personaggio creato nel 1992 da Roman Dirge inizialmente come riempitivo per la sua rivista underground Xenophobe (chiusa dopo soli sei numeri), poi per la decisamente più famosa Slave Labor Graphics, Lenore è il fumetto indipendente più conosciuto degli Stati Uniti, tanto da aver ispirato Tim Burton e da aver fatto dire a Caroline Thompson (sceneggiatrice di "Nightmare before Christmas" e "La Famiglia Addams"): "Il mio più grande desiderio? Essere come Lenore".
Lenore è una bambina piccola, tenera, buffa, con occhioni grandi, peccato che sia irrimediabilmente morta (non che lafaccenda la disturbi in maniera particolare).
Ha dei fermacapelli a forma di teschio e nel suo agire dimostra tutta la sua innocenza, ma anche tutta la sua diabolicità, come dimostra il fatto di continuare a picchiare e avvelenare senza remore il suo pseudo fidanzato (Mr. Gosh) che da sempre tenta inutilmente di dichiararle il proprio amore. Suo grande amico invece è un vampiro trasformato in pupazzo di pezza, in maniera che non morda, con cui è in grado di fare qualsiasi cosa, dall'uccidere il coniglietto pasquale a salvare la terra dalla terribile cosa che veniva dal vasino dei grandi.
Nel fumetto, poi, alle avventure di Lenore si affiancano altre piccole storie parecchio macabre e altrettanto surreali, in una grafica un po' contorta e un po' perversa.
Attraverso Lenore si intuisce come ciò che anima questo fantoccio è ciò che sta nel profondo del cuore degli uomini: sei decimi di buone intenzione, spesso guidati da tre decimi di perfida cattiveria, il tutto tenuto insieme alla bellemeglio da un decimo di timidezza e finta ingenuità.
Per ora ho trovato solo il primo volume della serie, ma spero al più presto di poter incappare anche negli altri, per poter meglio sprofondare nel personale inferno di questa dolce bambina che gioca con topi bruciati e ragazzini vivisezionati e il cui nome è stato ispirato da uno splendido (quanto appunto macabro racconto di Edgar Allan Poe).

Titolo: Lenore - piccole ossa (Lenore Wedgies)
Autore: Roman Dirge
Editore: Slave Labor Graphics
Anno: 1999
Edizione Italiana: Elliot Edizioni srl, 2007
Prezzo: Euro 10

mercoledì 5 novembre 2008

Yes He Can

E così le elezioni americane 2008 sono finite nel modo migliore, ovvero con l'elezione del primo presidente afro-americano!
Come un nostro amico che ora vive a San Francisco ci ha scritto, molto probabilmente qui in Europa non riusciamo a renderci perfettamente conto della portata di ciò che è avvenuto dall'altra parte dell'Atlantico, ma sicuramente è già molto: la parola "cambiamento" cosa può portare dentro di sè più di un giovane nero che varca per la prima volta nella storia la soglia della Casa Bianca e si accinge a governare una nazione in cui la discriminazione è palpabile e presente in ogni angolo? Davvero non mi viene in mente niente!
Ancora più anacronistico appare quindi l'avere Berlusconi come presidente del Consiglio, circondato da una ciurma talmente mal in arnese da permettere ad un suo membro (Gasparri) di poter affermare che Al Qaeda sarà felice dell'elezione di Obama.
Basta tristezze e rallegriamoci e cosa c'è di meglio per farlo se non ascoltare il discorso di Obama a Chicago subito dopo l'elezione (visualizzabile sotto) e gustarci la prima pagina del Manifesto di oggi!!!!!