Due sere fa sono andato ad uno degli aperitivi/cene organizzati dal Manifesto per discutere sulla sua sempre più imminente chiusura.
C'erano tutti, dal giornalista del quotidiano, al rappresentante sindacale, al membro di partito, al giovane e ribelle intellettuale di sinistra con il papà altolocato, ai vecchi militanti sempre più sfatti e delusi.
La domanda posta ad inizio della discussione era importante ed azzeccata, soprattutto visto il momento storico che si sta attraversando (in Italia e nel Mondo) e l'evolversi dei mezzi di informazione (o meglio dei modi con cui si può accedere alle informazioni): ha ancora senso oggi un quotidiano come il Manifesto?
Inizio col dare la mia risposta: naturalmente sì. Il Manifesto è un giornale sotto molti aspetti complesso e di non facile lettura (soprattutto se lo si paragona ai due maggiori quotidiani italiani o alla nuova gossippara Unità), ma capace di esprimere sempre idee e concetti spiazzanti, in grado di generare discussione. Questo d'altra parte è l'unico mezzo di generare e far circolare cultura ed è per questo che la sua esistenza non deve essere messa in discussione; ripensarlo forse nel suo formato, valutando forse la possibilità di una pubblicazione solo on-line (se già il Times con la sua tiratura pensa di farlo ci sarà un motivo!?), tanto più che, tra i dati forniti dal giornalista presente, sembra che i maggiori lettori siano i "giovani" che, tendenzialmente, già ne utilizzano principalmente la versione telematica. Infine, poi, pur essendo "Quotidiano Comunista" si è sempre chiamato fuori da beghe di partito o schieramento "a prescindere", rimanendo indipendente quel che basta per averne sempre fatto un punto di riferimento per il mondo della Sinistra, con tutto il valore storico, culturale e politico che questo ha voluto dire e che lo ha reso un pezzo importante della recente storia italiana. Corretta o meno questa è la mia opinione, ed è in sostanza la linea di condotta su cui mi immaginavo sarebbe scivolata la serata.
Come è andata la serata: ognuno ha fatto la propria sparata completamente avulsa dal contesto, con il sindacalista che tentava di tessere le lodi di un sindacato che sempre e comunque difende i diritti dei lavoratori (a tempo indeterminato naturalmente e ancor più se dipendenti statali) e si scandalizzava (senza farsi qualche minima fondamentale domanda in proposito) perchè vede moltissimi giovani alle manifestazioni dei vari movimenti e nessuno alle sue riunioni; una militante che si è stufata dell'Arcobaleno (...ma esiste ancora....); un membro di partito secondo cui il manifesto può sopravvivere solo innescando il meccanismo per la riconstruzione della Sinistra (...ma è un quotidiano o una costituente....), barcamenandosi in maniera abbastanza goffa tra il sottolineare l'indipendenza che il quotidiano ha sempre avuto e il fatto che però come giornale di partito i fondi in una maniera o nell'altra non mancherebbero mai. La ciliegina sulla torta è stata poi l'uscita di un'altra militante che indignata non capiva come come sempre i giovani dei movimenti ostinino a definirsi apolitici (....bah se la serata è una finestra di politica come dare loro torto d'altra parte...).
Alla fine di tutto, però, la cosa più sconcertante è stata la reazione del giornalista del Manifesto: assolutamente d'accordo con tutto ciò che i sopracitati hanno detto, anzi alimentando in quel senso la discussione.
Conclusione della serata: il contributo per il sostegno al giornale l'ho dato perchè la libertà di stampa è sacrosanta, ma mai più leggerò il Manifesto!
Direi quindi un ottimo risultato in un momento in cui appunto la Sinistra italiana si rivela non più neanche tendenza culturale, ma solo un inutile blabla senza senso scevro da ogni possibile contestualizzazione.
C'erano tutti, dal giornalista del quotidiano, al rappresentante sindacale, al membro di partito, al giovane e ribelle intellettuale di sinistra con il papà altolocato, ai vecchi militanti sempre più sfatti e delusi.
La domanda posta ad inizio della discussione era importante ed azzeccata, soprattutto visto il momento storico che si sta attraversando (in Italia e nel Mondo) e l'evolversi dei mezzi di informazione (o meglio dei modi con cui si può accedere alle informazioni): ha ancora senso oggi un quotidiano come il Manifesto?
Inizio col dare la mia risposta: naturalmente sì. Il Manifesto è un giornale sotto molti aspetti complesso e di non facile lettura (soprattutto se lo si paragona ai due maggiori quotidiani italiani o alla nuova gossippara Unità), ma capace di esprimere sempre idee e concetti spiazzanti, in grado di generare discussione. Questo d'altra parte è l'unico mezzo di generare e far circolare cultura ed è per questo che la sua esistenza non deve essere messa in discussione; ripensarlo forse nel suo formato, valutando forse la possibilità di una pubblicazione solo on-line (se già il Times con la sua tiratura pensa di farlo ci sarà un motivo!?), tanto più che, tra i dati forniti dal giornalista presente, sembra che i maggiori lettori siano i "giovani" che, tendenzialmente, già ne utilizzano principalmente la versione telematica. Infine, poi, pur essendo "Quotidiano Comunista" si è sempre chiamato fuori da beghe di partito o schieramento "a prescindere", rimanendo indipendente quel che basta per averne sempre fatto un punto di riferimento per il mondo della Sinistra, con tutto il valore storico, culturale e politico che questo ha voluto dire e che lo ha reso un pezzo importante della recente storia italiana. Corretta o meno questa è la mia opinione, ed è in sostanza la linea di condotta su cui mi immaginavo sarebbe scivolata la serata.
Come è andata la serata: ognuno ha fatto la propria sparata completamente avulsa dal contesto, con il sindacalista che tentava di tessere le lodi di un sindacato che sempre e comunque difende i diritti dei lavoratori (a tempo indeterminato naturalmente e ancor più se dipendenti statali) e si scandalizzava (senza farsi qualche minima fondamentale domanda in proposito) perchè vede moltissimi giovani alle manifestazioni dei vari movimenti e nessuno alle sue riunioni; una militante che si è stufata dell'Arcobaleno (...ma esiste ancora....); un membro di partito secondo cui il manifesto può sopravvivere solo innescando il meccanismo per la riconstruzione della Sinistra (...ma è un quotidiano o una costituente....), barcamenandosi in maniera abbastanza goffa tra il sottolineare l'indipendenza che il quotidiano ha sempre avuto e il fatto che però come giornale di partito i fondi in una maniera o nell'altra non mancherebbero mai. La ciliegina sulla torta è stata poi l'uscita di un'altra militante che indignata non capiva come come sempre i giovani dei movimenti ostinino a definirsi apolitici (....bah se la serata è una finestra di politica come dare loro torto d'altra parte...).
Alla fine di tutto, però, la cosa più sconcertante è stata la reazione del giornalista del Manifesto: assolutamente d'accordo con tutto ciò che i sopracitati hanno detto, anzi alimentando in quel senso la discussione.
Conclusione della serata: il contributo per il sostegno al giornale l'ho dato perchè la libertà di stampa è sacrosanta, ma mai più leggerò il Manifesto!
Direi quindi un ottimo risultato in un momento in cui appunto la Sinistra italiana si rivela non più neanche tendenza culturale, ma solo un inutile blabla senza senso scevro da ogni possibile contestualizzazione.
