mercoledì 3 giugno 2009

Norwegian Wood

Uno dei più clamorosi successi leterari giapponesi di tutti i tempi e, probabilmente il più famoso libro di Murakami Haruki.
Dimentichiamoci le atmosfere oniriche e surreali degli altri romanzi, perchè questo è pervaso solo ed esclusivamente da atmosfere intime e introspettive, come deve essere quando si decide di penetrare nel mondo perennemente in ombra dei sentimenti e della solitudine.
Volutamente romanzo d'amore, eccezionalmente romanzo di formazione in stile Salinger.
La versione nipponica del giovane Holden è Toru, studente universitario continuamente assalito dal dubbio di aver agito in maniera sbagliata e continuamente costretto a barcamenarsi nel terrore di poter sbagliare a scegliere nella vita e nell'amore, per di più guidato sempre da un inespugnabile e incrollabile senso del dovere morale e un odio istintivo verso tutto ciò che sa di finto e costruito.
Sembra quasi rimenere immobile per tutta la durata della storia, pur fisicamente muovendosi e prendendo decisioni e andando incontro ad importanti cambiamenti: la morte ha deciso prematuramente la fine della sua grande amicizia durante l'adolescenza e, ora lui si trova diviso tra due ragazze (Naoko e Midori), così diverse l'una dall'altra ma entrambe così capaci di attirarlo con forza irresistibile.
Toru deve decidere o, forse, lasciare ancora una volta che sia la morte a decidere per lui.
Un grande romanzo sull'adolescenza e su quella famosa linea d'ombra che tutti prima o poi devono attraversare; rimane solo da decidere come farlo: se facendo prevalere il desiderio di vedersi intergrati del mondo degli altri e quindi entrando vittoriosi nella vita adulta, o se decidere di non rinunciare ad essere se stessi, costi quel che costi.

Titolo: Norwegian Wood - Tokio Blues
Autore: Murakami Haruki
Anno: 1987
Editore: Einaudi Super ET
Pagine: 374
Prezzo: Euro 9,80

venerdì 15 maggio 2009

Lowboy

Lowboy è un adolescente di 15 anni che vive a New York e che ha la passione per i vagoni e i tunnel della metropolitana della Grande Mela.
Lowboy è dissociato, disadattato, incapace di interagire con il mondo e con un unico pensiero nella testa che confida ad un sikh che siede accanto a lui in metro: tra dieci ore il mondo finirà e per impedirlo lui, William Hoek, deve perdere la verginità.
Da qui il romanzo comincia a scorrere in maniera veloce e ironica, introducendo subito un personaggio impareggiabile: Ali Lateef, nato Rufus Lamarck White, detective della sezione persone scomparse cui piacciono gli anagrammi, gli acrostici, i palidromi e tutti i tipi di messaggi cifrati che si possono risolvere con l'algebra di base.
E' lui il poliziotto incaricato di trovare nel più breve tempo possibile Lowboy, con l'aiuto della madre del ragazzo, Violet Heller, prima che possa accadere qualcosa di irreparabile.
Sì perchè Lowboy è scappato da un istituto di igiene mentale dove era ricoverato per una grave froma di schiozofrenia paranoide, il cui unico pensiero fisso è evitare il surriscaldamento del pianeta, in qualsiasi maniera.
Il tutto ci trascina nei bassi fondi della metropoli, dove palpabile è il grado di anonimato e degradazione che la società moderna porta con sè, su quel filo sottilissimo se non illusorio della distinzione tra realtà e follia.
Libro veloce e asciutto che, come in uno psichedelico romanzo di formazione, crea un personaggio moderno e disincantato, capace di dare un po' di luce all'ombroso mondo dell'adolescenza e della psicosi.

Titolo: Lowboy
Autore: John Wray
Anno: 2009
Editore: Canguri Feltrinello
Pagine: 239
Prezzo: Euro 16

Sotto un cielo cremisi

L'ultimissima avventura del duo Hap e Leonard, appena pubblicata e subito letta, come da copione.
Ai due viene chiesto un favore da un vecchio amico: andare a recuperare la giovanissima nipote Gadget che vive con uno spacciatore di droga che per di più è abbastanza sollecito a riempirla di botte.
Detto fatto. I nostri eroi vanno nella roulotte della gang, picchiano di brutto i quattro spacciatori e riprendono la ragazza, ma commettono un piccolo errore: Hap decide di buttare tutta la droga nel buco del cesso e naturalmente di tirare lo sciacquone.
Da questo momento si troveranno in una faccenda molto più grande di loro, tra loschi affari dell'FBI e pentiti della Dixie Mafia che vogliono indietro il loro figliolo scappato di casa, passando per scagnozzi e tagliagole senza scrupoli, fino ad incontrare Vanilla Ride, il più spietato killer di professione che esista sulla faccia della terra.
I nostri due affronteranno ogni difficoltà a colpi di cazzotti, calci nei gioielli di famiglia e fucile a canne mozze, fino ad un punto di non ritorno, quando ormai non si potrà più tornare indietro e ciò che è stato fatto segnerà per sempre le vite di tutti.
Rispetto agli altri romanzi della serie di Hap e Leonard, sicuramente il più splatter e il più violento, a volte in maniera anche assolutamente gratuita, ma d'altra parte come dire di no a due superganzi così.

Titolo: Sotto un cielo color cremisi - Vanilla Ride
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 2009
Editore: Fannucci Editore
Pagine: 312
Prezzo: Euro 17

Ilona arriva con la pioggia

La seconda parte, dopo "La neve dell'Ammiraglio" delle "Avventure e tribolazioni di Maqroll il Gabbiere" è stata veramente una piacevole scoperta.
Letto più che altro per curiosità, visto che Alvaro Mutis è stato lo scrittore preferito di De Andrè, non ha assolutamente deluso le aspettative.
In una Panama di cui bene si riesce a percepire l'umidità e soprattutto la immobilità, Maqroll si trova senza una nave su cui girare il mondo e quindi senza un lavoro e un soldo per tirare avanti. Nella esigenza di una soluzione che si fa sempre più pressante, una sera, improvvisamente con le piogge del Tropico, compare Ilona, vecchia amica e amante del Gabbiere, più volte persa e sempre ritrovata.
Insieme decidono, tra il ricordo di un'avventura vissuta insieme e amici ormai perduti, di gestire un postribolo la cui peculiarità è quella di far impersonificare alle prostitute il ruolo di hostess delle compagnie aeree che fanno scala a Panama.
Tutto sembra andare bene , senza intoppi e soprattutto con un bel guadagno per i gestori che, nel frattempo, si godono l'ozio della città.
Piano piano però spunta l'esigenza da parte di entrambi di ripartire per imbarcarsi in un altro affare, sicuramente molto ai margini della legalità, per cui organizzano le cose in maniera tale da poter, entro la stagione delle piogge, lasciare il locale in gestione a Longinos, aiutante tutto fare.
Quando tutto sembra deciso compare Larissa, donna inquietante, dal passato misterioso fatto di un viaggio transoceanico sul mercantile Lepanto sul labile confine tra sogno e realtà.
Inevitabilmente trascinerà i due amanti in un buco nero di inquietudine e disperazione, in fondo al quale per tutti i protagonisti le cose non saranno più le stesse.
Dalla scrittura appassionata e scorrevole alla Marquez (di cui sembra essere grande amico) Mutis sa descrivere in maniere eccellente l'atmosfera "molle" dei Tropici, facendo percorerre al lettore senza alcuna fatica o forzatura il viaggio di andata e di ritorno nella terra dell'onirico.

Titolo: Ilona arriva con la pioggia
Autore: Alvaro Mutis
Anno: 1988
Edizione: ET Einaudi
Pagine 141
Prezzo. non so perchè è un regalo

venerdì 23 gennaio 2009

Omicidio a Road Hill House

Bello!
Il libro è la rivisitazione di un delitto (e precisamente di un infanticidio) avvenuto nella metà dell'800 nella campagna inglese; caso che destò nell'opinione pubblica grande scalpore e che cambiò radicalmente la visione della gente su una nuova figura (prima reale, poi letteraria) nata in quegli anni: il detective.
La scrittrice attraverso documenti originali ripercorre l'intera vicenda, strutturandola come fosse un vero e proprio romanzo giallo, innestando però elementi che fuoriescono dalla vicenda dura e cruda per sondare quelli che sono i peccat dell'Inghilterra Vittoriana: le sue ipocrisie e le sue aberrazioni.
Il protagonista è un detective di Scotland Yard, l'elemento migliore della nuova squadra investigativa appena creata, che in seguito a questa vicenda si trova d'un tratto proiettato dagli onori della cronica al dimenticatoio dei quartieri malfamati di Londra.
Come un segugio Mr Wicher indaga, segue analiticamente le prove e crea un profilo psicologico del criminale: prototipo della nuova figura investigativa, a metà strada tra l'Auguste Dupin di Poe (le cui storie sono state pubblicate appena dieci anni prima) e gli eroi gialli di Wilkie Collins, scopre alla fine, suo malgrado, che forse la cose possono andare nella realtà come solo ne "La Promessa" di Durrennmatt sono descritte.
Una volta tanto un best-seller che merita di essere letto.

Titolo: Omicidio a Road Hill House (ovvero invenzione e rovina di un detective)
Autore: Kate Summerscale
Anno: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 358
Prezzo: non lo so perchè è un regalo

giovedì 8 gennaio 2009

Le prossime generazioni di oppressi

Mi sembra giusto riportare la lettera aperta (e per aperta si intende aperta a tutto il mondo) di un palestinese che si trova serragliato a Nablus dall'inizio dell'attacco israeliano contro Gaza: attacco supportato dagli USA (come c'era da aspettarselo e in questo vedremo quali saranno le prime mosse di Obama e quindi se veramente il cambiamento c'è stato), ma soprattutto giustificato dalla comunità europea (salto a piè pari le parole della maggioranza del governo italiano perchè sembrano come sempre squallide citazioni di teatrino di posa).
La lettera è di Raed Debie ed è riportata dal sito di PeaceReporter.

Sono le 17 in Palestina e Gaza è l'undicesimo giorno di pesanti, continui bombardamenti. Le notizie dalla striscia mostrano che il numero dei morti è di 640 - dei quali 210 bambini e più di 100 donne- mentre il numero dei feriti sfiora i 3000, la maggior parte donne, bambini e anziani. Il principale visitatore a Gaza è la morte, e le foto che arrivano dalla striscia ci ricordano le immagini di Londra durante la seconda guerra mondiale. La striscia di Gaza vive in una profonda oscurità, tanto quanto la coscienza del mondo intero sembra immersa in un coma profondo: non mi sono sorpreso rispetto alla posizione Usa in favore dei crimini israeliani, contro le nostre donne e i nostri bambini nella Striscia di Gaza. Le armi che uccidono i nostri bambini sono di fabbricazione americana, come lo sono i tank che radono al suolo le nostre città. Tutte armi costruite grazie agli aiuti americani a Israele. E gli Usa sono anche il più grande avvocato della causa d'Israele all'interno del consigliodi sicurezza dell'Onu. Stati Uniti e Israele condividono inoltre lo stesso amore per il controllo e gli spargimenti di sangue attraverso l'occupazione di altre nazioni. Gli Usa occupano Iraq e l'Afghanistan, come Israele occupa la Palestina, le fattorie di Sheeba nel sud del Libano e le alture del Golan in Siria. Di conseguenza, le dichiarazioni americane che giustificano il massacro di Gaza come un atto di autodifesa di Israele non sorprendono affatto i Palestinesi. Quello che ci colpisce sono le parole dell'Unione Europea, del rappresentante di turno della Repubblica Ceca, secondo cui Israele ha il diritto all'autodifesa. Penso che questa posizione negativa e inumana rimarrà una macchia sulla politica internazionale europea e avrà un effetto negativo sulla credibilità dell'Ue come partner nel Quartetto e come promotore del processo di pace. Inoltre, rimarrà nella nostra mente l'immagine di un'Europa in un'era di ignoranza, sottosviluppo, oppressione e dominio. Affermo questo perchè mi sarei aspettato che l'Europa, che ha vissuto un passato di sanguinosi conflitti, si schierasse dalla parte di coloro che lottano per la libertà, dignità e indipendenza, come il popolo palestinese sotto occupazione israeliana da più di 60 anni. Credo che sia un diritto dei residenti israeliani del sud di Israele vivere in pace e senza la minaccia continua dei razzi che minacciano quotidianamente la loro vita. Ma credo anche che l'uccisione di donne e bambini nella Striscia di Gaza non fermerà il lancio di quei razzi. Ogni volta ci occupiamo della superficie e dimentichiamo la sostanza della questione. Anche nel caso dell'aggressione alla Striscia di Gaza, la comunità internazionale si sofferma sulla superficie, ignorando l'essenza della questione. E l'essenza è che c'è un popolo che vive sotto occupazione da più di mezzo secolo, che merita di vivere in pace e sicurezza come il resto delle persone nel mondo. Ha il diritto di svilupparsi e sognare un futuro sicuro per le prossime generazioni. L'essenza, ancora, è che le violenze dell'occupazione sono le maggiori istigatrici di violenza, perchè l'occupazione è la peggiore tra le forme di terrorismo. Di conseguenza, ogni giudizio sull'aggressione alla Striscia di Gaza che non tiene conto dell'occupazione è scorretto, e la fine dell'occupazione israeliana e la costituzione di uno stato palestinese indipendente che viva pacificamente accanto a Israele rappresenta l'unica soluzione al conflitto. Il massacro nella striscia di Gaza non ha fermato il lancio di razzi verso Israele, anzi, i razzi palestinesi, durante l'aggressione, hanno raggiunto località più lontane. La domanda che vorrei porre alla coscienza del "mondo libero" è: cosa direte di fronte al sangue e alle lacrime delle donne e dei bambini nella Striscia? Cosa vi aspettate da bambini che crescono sotto i missili e i bombardamenti israeliani? Cosa vi aspettate da bambini come Dalal Abu Aishy, a cui un razzo israeliano ha rubato tutta la famiglia? Cosa farebbero gli europei se la loro terra fosse sotto occupazione, aspetterebbero o resisterebbero? Quando gli Israeliani occuparono il sud del Libano, nel 1982, e assediarono Beirut, tutta la società palestinese supportava Fatah. Oggi, nel 2009, la scena è la stessa, ma le vittime e il luogo sono cambiati. Qualsiasi sondaggio renderà manifesto l'odio verso Israele nel mondo arabo, e mostrerà anche la dimensione del consenso verso Hamas. Questa è la più grande minaccia che Israele si trova a fronteggiare: l'estremismo delle prossime generazioni di oppressi. C'è un proverbio arabo che dice "se semini sangue non cresceranno rose". Penso che Israele capisca molto bene questo proverbio perchè "seminare" missili non porterà sicurezza e la "coltivazione" di barriere non produrrà pace. La comunità internazionale dovrebbe tornare a guardare alla sostanza e comprendere la storia dei bambini della Palestina, quando in futuro diventeranno adulti e praticheranno il loro diritto di resistenza all'occupazione della loro terra. I palestinesi vinceranno e questa aggressione non garantirà la sicurezza di Israele: solo una giusta pace e un ritorno ai diritti umani porteranno sicurezza e stabilità.

Canto della neve silenziosa

Esemplare raccolta di quindici racconti di Hubert Selby Jr, in cui l'autore torna ad occuparsi del'amata-odiata New York.
Il filo della raccolta è Harry, una specie di ognuno-nessuno che attraversa tutti i racconti, un antieroe metropolitano che deve affrontare tutte le disavventure, le indifferenze, gli smarrimenti e le violenze di una metropoli (sempre più simbolo della vita intera).
Ora è un padre e marito stanco della vita il cui unico interesse è una partita di football, ora un malato psichiatrico ricoverato e dimentico che ciò che è accaduto, ora un homeless che trova nel suo cappotto l'unica ragione di vita, ora un venditore schiavo della sua superstizione.
Il mondo che l'autore va ad esplorare ricalca sotto molti punti di vista quello di "Ultima fermata Brooklyn" e "Requiem per un sogno", ma diversamnte da allora alla fine non c'è solo disperazione e miseria, ma un raggio di luce e di speranza che compare quando uno meno se lo aspetta.
E' proprio l'ultimo racconto (e che da il titolo alla raccolta) l'epilogo delle vicende di questo fantomatico Harry: perso nel tunnel disperato della depressione, chiuso in casa tra l'affetto di moglie e figli, senza peraltro essere capace di beneficiarne, riesce a vedere una via d'uscita solo durante una lunga passeggiata in solitaria in mezzo al nulla, tra vie ricoperte di neve in cui nulla è riconoscibile e il mondo sembra essere stato privato di ogni suono.

Titolo: Canto della neve silenziosa - Song of the silent snow
Autore: Hubert Selby Jr.
Anno: 1986
Edizione: Universale Economica Feltrinelli - 2002
Pagine: 175
Prezzo: non so perchè è stato un regalo

Pioggia

Graditissimo regalo di Natale mi è giunta tra le mani questa raccolta di Somerset Maugham di due racconti lunghi (o romazi brevi che dir si voglia) intitolata "Pioggia".
Ambientata in quel paradiso terrestre rappresentato dalla isole del Pacifico racconta dell'amore-odio e dello strano rapporto che i missionari occidentali hanno con la vita e le popolazioni indigene in quelle lande dimenticate da Dio e dagli uomini (da Dio secondo loro e purtroppo non da tutti gli uomini).
Nel primo racconto (appunto "Pioggia") si incontrano casualmente due personaggi appartenenti a due mondi e a due modi di vedere la vita nettamente opposti: un missionario integerrimo e dalla strana luce negli occhi e una prostituta da sordido passato che scappa da una colpa che l'avrebbe portata in carcere. Lo scontro è frontale, con il reverendo che si impegna anima e corpo a redimere la donna, tentando (così come fa con gli indegeni a lui affidati) di insillarle quel salutare "senso di colpa" tanto e così troppo cristiano. La donna sembra cedere alla pervicace insistenza del missionario, almeno fino ad una fatale notte dopo la quale l'uomo viene trovato morto suicida sulla spiaggia: l'ultimo capoverso nella sua semplicità è a dir poco esplicito e estremamente potente.
Nel secondo racconto invece (dal titolo "Il reprobo") è incentrato sulla fede cieca sempre di un reverendo, ma soprattutto della sorella, nel tentativo, non solo di allontanare dal peccato gli abitanti dell'isola, ma di redimere l'ubriacone del villaggio. Una notte trascorsa insieme su un'isola deserta ne segnerà per sempre il destino. Indimenticabile e tratteggiata con assoluta maestria la figura del governatore olandese dell'isola.
Dallo stile semplice e lineare, soprattutto se paragonato agi estremi sperimentalismi di altri autori suoi contemporanei (da James Joyce a Virginia Wolfe), riesce in poche righe a tratteggiare alla perfezione personaggi tutt'altro che banali, capaci di dispiegare la loro esistenza in un continuo vacillare tra il chiaro-scuro che mai li renderà stupidi clichè (anche se a volte la tentazione è davvero molto forte).

Titolo: Pioggia
Autore: W. Somerset Maugham
Edizione: Adelphi 2006
Pagine: 125
Prezzo: non so perchè è un regalo