venerdì 23 gennaio 2009

Omicidio a Road Hill House

Bello!
Il libro è la rivisitazione di un delitto (e precisamente di un infanticidio) avvenuto nella metà dell'800 nella campagna inglese; caso che destò nell'opinione pubblica grande scalpore e che cambiò radicalmente la visione della gente su una nuova figura (prima reale, poi letteraria) nata in quegli anni: il detective.
La scrittrice attraverso documenti originali ripercorre l'intera vicenda, strutturandola come fosse un vero e proprio romanzo giallo, innestando però elementi che fuoriescono dalla vicenda dura e cruda per sondare quelli che sono i peccat dell'Inghilterra Vittoriana: le sue ipocrisie e le sue aberrazioni.
Il protagonista è un detective di Scotland Yard, l'elemento migliore della nuova squadra investigativa appena creata, che in seguito a questa vicenda si trova d'un tratto proiettato dagli onori della cronica al dimenticatoio dei quartieri malfamati di Londra.
Come un segugio Mr Wicher indaga, segue analiticamente le prove e crea un profilo psicologico del criminale: prototipo della nuova figura investigativa, a metà strada tra l'Auguste Dupin di Poe (le cui storie sono state pubblicate appena dieci anni prima) e gli eroi gialli di Wilkie Collins, scopre alla fine, suo malgrado, che forse la cose possono andare nella realtà come solo ne "La Promessa" di Durrennmatt sono descritte.
Una volta tanto un best-seller che merita di essere letto.

Titolo: Omicidio a Road Hill House (ovvero invenzione e rovina di un detective)
Autore: Kate Summerscale
Anno: 2008
Edizione: Einaudi
Pagine: 358
Prezzo: non lo so perchè è un regalo

giovedì 8 gennaio 2009

Le prossime generazioni di oppressi

Mi sembra giusto riportare la lettera aperta (e per aperta si intende aperta a tutto il mondo) di un palestinese che si trova serragliato a Nablus dall'inizio dell'attacco israeliano contro Gaza: attacco supportato dagli USA (come c'era da aspettarselo e in questo vedremo quali saranno le prime mosse di Obama e quindi se veramente il cambiamento c'è stato), ma soprattutto giustificato dalla comunità europea (salto a piè pari le parole della maggioranza del governo italiano perchè sembrano come sempre squallide citazioni di teatrino di posa).
La lettera è di Raed Debie ed è riportata dal sito di PeaceReporter.

Sono le 17 in Palestina e Gaza è l'undicesimo giorno di pesanti, continui bombardamenti. Le notizie dalla striscia mostrano che il numero dei morti è di 640 - dei quali 210 bambini e più di 100 donne- mentre il numero dei feriti sfiora i 3000, la maggior parte donne, bambini e anziani. Il principale visitatore a Gaza è la morte, e le foto che arrivano dalla striscia ci ricordano le immagini di Londra durante la seconda guerra mondiale. La striscia di Gaza vive in una profonda oscurità, tanto quanto la coscienza del mondo intero sembra immersa in un coma profondo: non mi sono sorpreso rispetto alla posizione Usa in favore dei crimini israeliani, contro le nostre donne e i nostri bambini nella Striscia di Gaza. Le armi che uccidono i nostri bambini sono di fabbricazione americana, come lo sono i tank che radono al suolo le nostre città. Tutte armi costruite grazie agli aiuti americani a Israele. E gli Usa sono anche il più grande avvocato della causa d'Israele all'interno del consigliodi sicurezza dell'Onu. Stati Uniti e Israele condividono inoltre lo stesso amore per il controllo e gli spargimenti di sangue attraverso l'occupazione di altre nazioni. Gli Usa occupano Iraq e l'Afghanistan, come Israele occupa la Palestina, le fattorie di Sheeba nel sud del Libano e le alture del Golan in Siria. Di conseguenza, le dichiarazioni americane che giustificano il massacro di Gaza come un atto di autodifesa di Israele non sorprendono affatto i Palestinesi. Quello che ci colpisce sono le parole dell'Unione Europea, del rappresentante di turno della Repubblica Ceca, secondo cui Israele ha il diritto all'autodifesa. Penso che questa posizione negativa e inumana rimarrà una macchia sulla politica internazionale europea e avrà un effetto negativo sulla credibilità dell'Ue come partner nel Quartetto e come promotore del processo di pace. Inoltre, rimarrà nella nostra mente l'immagine di un'Europa in un'era di ignoranza, sottosviluppo, oppressione e dominio. Affermo questo perchè mi sarei aspettato che l'Europa, che ha vissuto un passato di sanguinosi conflitti, si schierasse dalla parte di coloro che lottano per la libertà, dignità e indipendenza, come il popolo palestinese sotto occupazione israeliana da più di 60 anni. Credo che sia un diritto dei residenti israeliani del sud di Israele vivere in pace e senza la minaccia continua dei razzi che minacciano quotidianamente la loro vita. Ma credo anche che l'uccisione di donne e bambini nella Striscia di Gaza non fermerà il lancio di quei razzi. Ogni volta ci occupiamo della superficie e dimentichiamo la sostanza della questione. Anche nel caso dell'aggressione alla Striscia di Gaza, la comunità internazionale si sofferma sulla superficie, ignorando l'essenza della questione. E l'essenza è che c'è un popolo che vive sotto occupazione da più di mezzo secolo, che merita di vivere in pace e sicurezza come il resto delle persone nel mondo. Ha il diritto di svilupparsi e sognare un futuro sicuro per le prossime generazioni. L'essenza, ancora, è che le violenze dell'occupazione sono le maggiori istigatrici di violenza, perchè l'occupazione è la peggiore tra le forme di terrorismo. Di conseguenza, ogni giudizio sull'aggressione alla Striscia di Gaza che non tiene conto dell'occupazione è scorretto, e la fine dell'occupazione israeliana e la costituzione di uno stato palestinese indipendente che viva pacificamente accanto a Israele rappresenta l'unica soluzione al conflitto. Il massacro nella striscia di Gaza non ha fermato il lancio di razzi verso Israele, anzi, i razzi palestinesi, durante l'aggressione, hanno raggiunto località più lontane. La domanda che vorrei porre alla coscienza del "mondo libero" è: cosa direte di fronte al sangue e alle lacrime delle donne e dei bambini nella Striscia? Cosa vi aspettate da bambini che crescono sotto i missili e i bombardamenti israeliani? Cosa vi aspettate da bambini come Dalal Abu Aishy, a cui un razzo israeliano ha rubato tutta la famiglia? Cosa farebbero gli europei se la loro terra fosse sotto occupazione, aspetterebbero o resisterebbero? Quando gli Israeliani occuparono il sud del Libano, nel 1982, e assediarono Beirut, tutta la società palestinese supportava Fatah. Oggi, nel 2009, la scena è la stessa, ma le vittime e il luogo sono cambiati. Qualsiasi sondaggio renderà manifesto l'odio verso Israele nel mondo arabo, e mostrerà anche la dimensione del consenso verso Hamas. Questa è la più grande minaccia che Israele si trova a fronteggiare: l'estremismo delle prossime generazioni di oppressi. C'è un proverbio arabo che dice "se semini sangue non cresceranno rose". Penso che Israele capisca molto bene questo proverbio perchè "seminare" missili non porterà sicurezza e la "coltivazione" di barriere non produrrà pace. La comunità internazionale dovrebbe tornare a guardare alla sostanza e comprendere la storia dei bambini della Palestina, quando in futuro diventeranno adulti e praticheranno il loro diritto di resistenza all'occupazione della loro terra. I palestinesi vinceranno e questa aggressione non garantirà la sicurezza di Israele: solo una giusta pace e un ritorno ai diritti umani porteranno sicurezza e stabilità.

Canto della neve silenziosa

Esemplare raccolta di quindici racconti di Hubert Selby Jr, in cui l'autore torna ad occuparsi del'amata-odiata New York.
Il filo della raccolta è Harry, una specie di ognuno-nessuno che attraversa tutti i racconti, un antieroe metropolitano che deve affrontare tutte le disavventure, le indifferenze, gli smarrimenti e le violenze di una metropoli (sempre più simbolo della vita intera).
Ora è un padre e marito stanco della vita il cui unico interesse è una partita di football, ora un malato psichiatrico ricoverato e dimentico che ciò che è accaduto, ora un homeless che trova nel suo cappotto l'unica ragione di vita, ora un venditore schiavo della sua superstizione.
Il mondo che l'autore va ad esplorare ricalca sotto molti punti di vista quello di "Ultima fermata Brooklyn" e "Requiem per un sogno", ma diversamnte da allora alla fine non c'è solo disperazione e miseria, ma un raggio di luce e di speranza che compare quando uno meno se lo aspetta.
E' proprio l'ultimo racconto (e che da il titolo alla raccolta) l'epilogo delle vicende di questo fantomatico Harry: perso nel tunnel disperato della depressione, chiuso in casa tra l'affetto di moglie e figli, senza peraltro essere capace di beneficiarne, riesce a vedere una via d'uscita solo durante una lunga passeggiata in solitaria in mezzo al nulla, tra vie ricoperte di neve in cui nulla è riconoscibile e il mondo sembra essere stato privato di ogni suono.

Titolo: Canto della neve silenziosa - Song of the silent snow
Autore: Hubert Selby Jr.
Anno: 1986
Edizione: Universale Economica Feltrinelli - 2002
Pagine: 175
Prezzo: non so perchè è stato un regalo

Pioggia

Graditissimo regalo di Natale mi è giunta tra le mani questa raccolta di Somerset Maugham di due racconti lunghi (o romazi brevi che dir si voglia) intitolata "Pioggia".
Ambientata in quel paradiso terrestre rappresentato dalla isole del Pacifico racconta dell'amore-odio e dello strano rapporto che i missionari occidentali hanno con la vita e le popolazioni indigene in quelle lande dimenticate da Dio e dagli uomini (da Dio secondo loro e purtroppo non da tutti gli uomini).
Nel primo racconto (appunto "Pioggia") si incontrano casualmente due personaggi appartenenti a due mondi e a due modi di vedere la vita nettamente opposti: un missionario integerrimo e dalla strana luce negli occhi e una prostituta da sordido passato che scappa da una colpa che l'avrebbe portata in carcere. Lo scontro è frontale, con il reverendo che si impegna anima e corpo a redimere la donna, tentando (così come fa con gli indegeni a lui affidati) di insillarle quel salutare "senso di colpa" tanto e così troppo cristiano. La donna sembra cedere alla pervicace insistenza del missionario, almeno fino ad una fatale notte dopo la quale l'uomo viene trovato morto suicida sulla spiaggia: l'ultimo capoverso nella sua semplicità è a dir poco esplicito e estremamente potente.
Nel secondo racconto invece (dal titolo "Il reprobo") è incentrato sulla fede cieca sempre di un reverendo, ma soprattutto della sorella, nel tentativo, non solo di allontanare dal peccato gli abitanti dell'isola, ma di redimere l'ubriacone del villaggio. Una notte trascorsa insieme su un'isola deserta ne segnerà per sempre il destino. Indimenticabile e tratteggiata con assoluta maestria la figura del governatore olandese dell'isola.
Dallo stile semplice e lineare, soprattutto se paragonato agi estremi sperimentalismi di altri autori suoi contemporanei (da James Joyce a Virginia Wolfe), riesce in poche righe a tratteggiare alla perfezione personaggi tutt'altro che banali, capaci di dispiegare la loro esistenza in un continuo vacillare tra il chiaro-scuro che mai li renderà stupidi clichè (anche se a volte la tentazione è davvero molto forte).

Titolo: Pioggia
Autore: W. Somerset Maugham
Edizione: Adelphi 2006
Pagine: 125
Prezzo: non so perchè è un regalo