giovedì 13 maggio 2010

Almeno fossero solo battutacce da bar

Solo ieri sono venuto a conoscenza di un fatto veramente disgustoso che, come al solito, ha visto come protagonista il nostro (beh, mio non tanto) presidente del Consiglio (averlo scritto con la p minuscola non è un occasionale errore di digitazione) in quel di febbraio ultimo scorso.
Durante la conferenza stampa in occasione dell'incontro tra capi di Stato con il presidente albanese Berisha ha pesantemente ironizzato sulla questione degli scafisti albanesi, affermando: "Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze".
Le considerazioni a questa ulteriore mancanza di stile sarebbero delle più varie e soprattutto delle più disgustate, mi sembra però che migliore risposta di quella data con una lettera aperta a Repubblica della scrittrice albanese Elvira Dones non ci possa essere.

Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora  -  tre anni più tardi  -  che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
 
E aggiungo io che se proprio non potesse fare a meno di tale tipo di battutacce, che continui pure a frequentare i bar per dirle ai suoi amici, così avrebbe la giornata impegnata in altre faccende e tutto il Paese non avrebbe che da guadagnarci!

mercoledì 12 maggio 2010

Senza inutili pensieri

J si è appena addormentato nel suo lettino, mentre io in cucina ascolto la radio.
Si è addormentato come sempre, resistendo il più possibile al sonno che piano piano si fa avanti e rende le palpebre pesanti, si stropiccia gli occhi e sbatacchia un poco Zapata (il pupazzetto a forma di coniglio senza cui è assolutamente inutile solo pensare di dormire) e poi improvvisamente tutto si quieta, serenamente, senza un pensiero residuo a disturbare il meritato riposo; la giusta conclusione di una giornata passata a scoprire il mondo.
I è uscita ma tra pochissimo ritornerà.
Io la aspetto, così poi sarò sicuro che tutto è a posto, che il mondo ha un ordine preciso e posso  anch'io addormentarmi senza un pensiero in più.

martedì 11 maggio 2010

21th century parent's diary

Sono passati più di 8 mesi da quando J è nato (precisamente il 31 Agosto 2009), ma solo ora ho deciso di inizare a scrivere il diario quasi quotidiano di questa inenarrabile esperienza.
Proprio l'inenarrabilità di ciò che è accaduto mi ha fino ad ora visto parecchio restio a cercare di scrivere la valanga di emozioni e di sensazioni che si sono accavallate una dietro l'altra e come uno tsunami mi ha travolto e stravolto.
Adesso, dopo il pisolino pomeridiano, J è qui accanto a me e sta guardando come solo lui sa quello che sto facendo, con i caratteri ancora per lui senza significato che piano piano si compongono sullo schermo del computer, mentre io lo guardo, lo riguardo, lo riguardo ancora, accorgendomi come sempre che lo rifarei all'infinito senza mai stancarmene.
Con già i suoi momenti di gioia e i suoi momenti meno belli, con l'esperienza e la conoscenza che si materializza in ogni gesto, è l'essenza di essere vivo e noi non possiamo far altro che vivere con lui!